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Sintesi primo report sull’attività del Centro Antiviolenza “Fabiana”

Posted on Marzo 3, 2015 By Redazione

La violenza contro le donne è forse la violazione dei diritti umani più vergognosa. E’ la forma più odiosa di negazione del progresso, della libertà, della cittadinanza. I caratteri di questa violenza travalicano da sempre i confini delle nazioni e delle civiltà. Violenza domestica, violenza sessuale, violenza psicologica, stupro, molestie, tratta, prostituzione forzata, mutilazioni genitali etc.: si tratta ormai di termini entrati nel linguaggio corrente,

che tuttavia non suscitano ancora un dibattito sufficientemente avvertito sulle cause profonde di ciò che avviene e si reitera nelle diverse culture e latitudini, nei rapporti familiari più quotidiani,  tra estranei, qui tra “noi” come nelle culture “altre”, tra tutti i ceti sociali, nelle situazioni di marginalità sociale come all’interno di ciò che appare normalità condivisa.
Il lavoro che qui presentiamo, ha come obiettivo quello di fornire una prima descrizione sulle attività del Centro Antiviolenza Fabiana, avviate il 1 ottobre 2013, attraverso l’analisi degli accessi pervenuti  fino ad oggi.
Si tratta di un resoconto iniziale, che in futuro sarà ampliato e perfezionato nel metodo di raccolta e di analisi dei dati, per poter sempre meglio conoscere la violenza di genere.
Il CentroAntiviolenza è un servizio gratuito rivolto alle donne italiane e straniere, sole o con figli, vittime di violenza di genere. Il Centro garantisce i suoi servizi, servizio telefonico 0983.031388 e servizio di accoglienza, dal lunedì al venerdì dalle ore 9,00 alle 12,30 e dalle ore 16,00 alle ore 19,30.
Il   Centro Antiviolenza Fabiana opera, attraverso le proprie attività, per aree di intervento: da un lato, ci sono le funzioni di prima accoglienza, che costituiscono un passaggio cruciale per comprendere e instaurare una relazione di fiducia con le persone che accedono al servizio e dove sono forniti servizi di informazione, ascolto e orientamento diretto o telefonico.
Dall’altro, è offerta la possibilità di consolidare e approfondire il rapporto attraverso incontri di vera e propria consulenza psicologica, legale e sociale. Questi, in particolare, permettono all’utenza di richiedere specifici consigli riguardo alle proprie difficoltà personali, familiari e sociali, di aprirsi alla discussione sulle violenze subite, di essere informata sui propri diritti e sulle possibili soluzioni giuridiche ed extragiudiziarie.
Il Centro, inoltre, non agisce in isolamento ma è collegato agli altri servizi presenti sul territorio quali il Consultorio, i Servizi Sociali, il Centro Salute Mentale, il Ser.T, le Forze dell’Ordine, per garantire una più ampia rete di supporto e un’offerta integrata di servizi.
Per la raccolta dei dati si fa riferimento alla scheda di ingresso, che riguarda sia situazioni ordinarie che in emergenza, e alla cartella personale di ciascuna donna che afferisce al servizio.
La scheda di ingresso è compilata in prima istanza dall’operatrice che, telefonicamente o in sede, entra per prima in contatto con la situazione di violenza dichiarata dalla vittima, o riportata da altri operatori.
La cartella personale presenta una serie di sezioni organizzate in batterie di item ed indicatori volti a rilevare le seguenti informazioni, relative al tempo presente e al passato della storia della donna che si rivolge al Centro:
– dati soci-anagrafici della donna relativi: all’età, la professione che svolge al momento, il titolo di studio in suo possesso, la nazionalità, la residenza, lo stato civile, il nucleo familiare convivente, la presenza o meno di figli (in particolare sono raccolte le informazioni relative all’età, se minorenni e/o maggiorenni, ed il sesso); la presenza o meno di una rete familiare e/o amicale che possa rappresentare un’eventuale sostegno alla donna nella situazione in cui si trova;
– la presenza di un’eventuale denuncia, da parte della vittima, della violenza ad altri servizi territoriali o forze dell’ordine, le modalità attraverso le quali la persona che si rivolge ai centri è venuta a conoscenza, del servizio e il tipo di richiesta avanzata nel primo contatto;
– la ricostruzione della storia di violenza: la descrizione degli episodi di violenza con particolare attenzione al primo, all’ultimo e a quello che la donna considera il più grave (viene rilevato se la persona ha denunciato il maltrattante); la natura del maltrattamento che la donna subisce (viene effettuata una distinzione tra macrovoci quali: maltrattamento psicologico, fisico, economico, violenza sessuale, stalking, mobbing);
– i dati del maltrattante: tra i quali la residenza, la nazionalità, lo stato civile, il legame con la vittima ed il suo profilo, ad esempio se si tratta di un persona che ha problemi di dipendenza da alcool, da sostanze stupefacenti oppure se si tratta di una persona cosiddetta “insospettabile”;
– informazioni finalizzate alla rilevazione del livello di rischio: in particolare se la donna teme per la propria vita; se il maltrattante è aggressivo anche con altri componenti della famiglia oltre la donna; se è aggressivo nei confronti di conoscenti o sconosciuti; se è violento nei confronti dei bambini; se ha problemi occupazionali; se usa o è dipendente da sostanze; se dà segnali di disagio mentale; se possiede armi.
La seconda parte della cartella personale ha la funzione di monitorare l’intero percorso effettuato dalla donna che si rivolge al centro. Si tratta di uno strumento che traccia la traiettoria della vittima dal momento del primo contatto alle successive fasi relative agli incontri con le diverse figure professionali e agli interventi effettuati.
GLI ACCESSI
Le donne che dal primo ottobre 2013 al 31 dicembre 2014 si sono rivolte, sia per iniziativa della donna (accesso diretto), sia attraverso la segnalazione da parte di altre strutture del territorio (forze dell’ordine, servizi sociali, consultorio ecc..) al Centro Antiviolenza Fabiana sono 27. Di queste 5 si sono presentate in situazione di emergenza, per le quali si è reso necessario attivare l’Unità di Crisi. Nell’anno 2013 le donne accolte sono state 7; nell’anno 2014 sono state 20. Il 22% di queste sono donne straniere.
Il numero delle donne che per la prima volta hanno preso contatto con il Centro mette in evidenza come il fenomeno della violenza sulle donne sia radicato nel territorio e nella cultura. Numeri che devono far riflettere se consideriamo che le donne che generalmente si rivolgono ai Centri antiviolenza sono solo una minima parte di coloro che subiscono violenza. La maggioranza delle donne accolte si colloca fra i 30 e i 49 anni (complessivamente il 74%), con una prevalenza nella fascia 40 – 49 anni.
TIPO DI VIOLENZA
In genere, le donne che si rivolgono ai Centri subiscono forme multiple di violenza, sia quindi di tipo fisico, sia di tipo psicologico, ma anche economico, sessuale e le così dette persecuzioni. La matrice di questi comportamenti è assimilabile: si tratta di forme di violenza agite per esercitare e mantenere un controllo e una sopraffazione sulla partner. Nel nostro caso specifico i dati evidenziano che: – delle donne accolte dal Centro Antiviolenza Fabiana, Il 26% ha subito almeno un tipo di violenza fisica (calci, pugni, schiaffi, uso di oggetti contundenti…), il 37% almeno un tipo di violenza psicologica (umiliazioni, minacce, insulti, controllo sociale, isolamento…), il 17% almeno un tipo di violenza economica (controllo o privazione del salario, impegni economici imposti, abbandono economico…), l’11% almeno un tipo di violenza sessuale (stupro, rapporti sessuali imposti), il 4% ha vissuto episodi di stalking/ mobbing (condotte reiterate caratterizzate da minacce, molestie, atti persecutori). Da non sottovalutare la percentuale (il 5%) di coloro che dichiarano la violenza assistita che riguarda qualsiasi atto di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica compiuta su figure di riferimento o su altre figure significative, adulte o minori di cui il/la bambino/a può fare esperienza direttamente (quando essa avviene nel suo campo percettivo), indirettamente (quando il minore è a conoscenza della violenza) e/o percependone gli effetti. (C.I.S.M.A.I. 1999).
Le donne che si rivolgono ai Centri Antiviolenza in genere denunciano soprattutto la violenza nella sua rappresentazione intima, che è quella del «maltrattamento dentro le mura domestiche» piuttosto che la «violenza sessuale/ stupro» nella sua rappresentazione pubblica estrema (Basaglia, A. , 2006) per cui ci si rivolge forse preferibilmente ad altri servizi come le Forze dell’Ordine e i Servizi Sanitari. Anche soprusi come il mobbing probabilmente hanno altri canali di sostegno alle vittime, come, ad esempio, i sindacati.
AUTORE DELLA VIOLENZA
I reati compiuti ai danni delle donne che si sono rivolte al Centro Antiviolenza sono stati principalmente commessi all’interno delle mura domestiche da uomini con i quali la donna ha o aveva instaurato un legame. Sono partner (50%), ed ex partner (32%) nell’ 82 % dei casi.
La percentuale elevata (32%) delle donne che si rivolgono al Centro per riferire delle violenze subite da parte degli ex partner è indicativa, questo significa che la cessazione della relazione non implica necessariamente la cessazione della violenza, ma anzi sempre più spesso l’inizio di nuove forme di violenze come vere e proprie persecuzioni.
I SERVIZI RICHIESTI
Mediamente quasi tutte le donne che si rivolgono al Centro esplicitano più tipi di richiesta. Tali richieste risultano fondamentali nell’orientare il percorso di supporto e di accompagnamento concordato con la donna. La maggior parte delle donne si è rivolta al Centro per ricevere informazioni, consigli, strategie, (32%) e consulenza sociale (32%); per il 28% le richieste sono state orientate al sostegno psicologico e per l’8% a quello legale.
L’ESITO DEL PERCORSO
La maggior parte delle donne che si sono rivolte al Centro ha accettato di essere presa in carico. Solo una piccola percentuale ha rinunciato ad intraprendere il percorso di uscita dalla violenza attraverso il Centro Antiviolenza. È importante però non leggere questa percentuale come una rinuncia tout court: la donna, infatti, può tornare anche a distanza di tempo e in questo caso, di solito è motivata ad arrivare fino in fondo. Delle donne che si sono rivolte al centro il 45% continua ad essere in carico presso il Centro Antiviolenza, seguendo il percorso di fuoriuscita dalla violenza, il 22% ha interrotto, per motivazioni personali, il percorso, mentre il 33% ha concluso il percorso. I dati che abbiamo descritto e analizzato non sono in grado di fornirci una fotografia precisa della prevalenza e dell’incidenza della violenza subita dalle donne sul nostro territorio. Si tratta però di uno spaccato importante per capire le caratteristiche delle donne che subiscono violenza e che si rivolgono al Centro. Non possiamo quindi considerare questi dati come un campione della popolazione delle donne vittime di violenza, in quanto la scelta di uscire dal silenzio e rivolgersi ad una struttura competente non è casuale, ma dipende da numerosi fattori, legati sia alle caratteristiche psicologiche e sociali della vittima, che a quelle strutturali ed economiche.
Pensiamo però che un’insieme di informazioni descrittive elaborate continuativamente nel tempo sulle caratteristiche delle utenti che accedono al Centro Antiviolenza ma anche ai servizi della Rete Antiviolenza della Sibaritide, che si sta costituendo, possa rappresentare un importantissimo tassello nello studio di un fenomeno ancora troppo nascosto come la violenza contro le donne. Il dato statistico non è fine a se stesso, ma diventa uno strumento per capire l’evoluzione della violenza, i bisogni delle donne, le carenze sociali, politiche e per dare una risposta concreta e fattiva alla violenza di genere. La ricerca è conoscenza e diventa strumento di promozione di cambiamento.

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