La povertà avanza e le istituzioni restano immobili. Il senatore Ernesto Rapani prende atto dei dati allarmanti diffusi dall’Osservatorio sulle Nuove Povertà, guidato da Antonio Belmonte, e plaude al lavoro svolto «in solitaria» da chi si impegna per i più deboli. Ma l’analisi della situazione porta con sé un’accusa diretta: le amministrazioni pubbliche bloccano lo sviluppo economico e costringono le aziende a chiudere o ad andare via, contribuendo al disastro sociale. Secondo il senatore Rapani, il problema non è solo l’assenza di misure di sostegno ai più deboli, ma anche l’atteggiamento ostile delle amministrazioni pubbliche verso chi vuole creare lavoro. «Non solo non aiutano, ma addirittura sbattono la porta in faccia a chi vuole investire», denuncia Rapani. La situazione si traduce in un freno allo sviluppo, con imprenditori scoraggiati e aziende costrette ad abbassare le saracinesche. Un esempio eclatante è quello di Enel, di Baker Hughes e Sorgenia, aziende produttive che hanno subito pressioni e ostacoli burocratici tali da portarle alla chiusura o alla rinuncia a investire. «Le imprese fuggono, gli investitori vengono cacciati, e intanto la povertà cresce senza controllo», afferma il senatore, sottolineando che questa politica di chiusura sta distruggendo il tessuto economico locale. Secondo i dati diffusi dall’Osservatorio, la povertà sta assumendo proporzioni drammatiche.
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