L'indignazione: considerazioni di Morra, commmissari e affini

Bella cosa, l'indignazione: è quello stato d'animo che, la storia ci insegna, ha dato vita ad alcuni tra i più terribili ma importanti momenti di libertarismo per la redenzione dei popoli.E noi calabresi siamo maestri nell'indignarci! Ultimo fra tutti, a sollevare le nostre rimbombanti voci, il "Caso Morra": le dichiarazioni che rispecchiano una pochezza di spirito, a non voler essere troppo onfensivi, di una classe politica dirigente che negli ultimi anni ha affossato il livello civile e culturale della nostra Nazione. 

Ma al di là della questione in sè (mi auguro non venga derubricata a un'esternazione infelice, come spesso accade per tutte le cavolate che i nostri politici sparano) è divertente e goliardico vedere come i famosi leoni da tastiera si siano lanciati in elementari considerazioni sulle, seppur becere, parole del Sen. Morra. Gli stessi leoni da tastiera che nelle ultime settimane si sono improvvisati virologi, politologi, hanno parlato di commissari, di campanilismo, di sanità e lavoro ed economia come neanche i più grandi statisti della storia hanno mai fatto; gli stessi leoni da tastiera che qualche tempo fa erano sostenitori o detrattori del cortometraggio di Muccino. Gratifica vedere che nella mia città ci sono tante persone che si sentono civilmente coinvolte. Ma Tallini?

Tallini, quella stessa figura che non più tardi di 36 ore fa è stato arrestato; nessuno dei tanti moralisti civilizzatori che abbia espresso sgomento e sconcerto per il fatto che una delle nostre massime figure istituzionali sia stato arrestato per voto di scambio e rapporti con la criminalità organizzata. Concesso, in base alla giurisprudenza italiana, la presunzione di innocenza fino all'ultimo grado di giudizio (penso si dica così, non essendo io un esperto giurista) non una parola: a difesa, ad accusa, a discolpa, a presa di distanza. NULLA! Il silenzio più totale.
Viene spontaneo chiedere, a tutti quelli che pontificano e si assurgono al ruolo di novelli Aldo Moro calabresi, si usa forse la metafora "Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito"? Parlare di dichiarazioni che, concesso vadano condannate, distolgono l'attenzione da situazioni ben più gravi è un modo per tirarsi fuori dall'imbarazzo di dover mostrare connivenza intellettuale per la propria parte politica? E tu, che scrivi o che leggi poco importa, preferisci guardare il dito o la luna?

Il Buco alla Ciambella

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