Sulla gestione del Castello Ducale


 “Dux vero a Sicilia in Calabriam veniens, apud Russanum, eiusdem provinciae urbem, dolentibus incolis, castellum firmavit.”

Goffredo Malaterra
L’origine del Castello di Corigliano è legata alla tenace ed inespugnabile Città di Rossano . Roberto il Guiscardo vedendo che la Città bizantina non cedeva al suo assedio, vi oppose un castello. Tanto avveniva dopo il 1072 (data di fondazione dei castelli di Paternò e Mazara) presumibilmente, scrive Luigi De Luca, nel 1073. Certamente il Castello di Corigliano non era il magnifico manufatto che vediamo oggi restaurato, 

 con caratteristiche rinascimentali, e con integrazioni ,strutturali, architettoniche e magnifiche opere d’arte , soprattutto, pittoriche , in stile Neogotico. Il maniero posto alla sommità del Centro storico di Corigliano, testimonia, oltremodo attraverso gli archivi in esso custoditi la storia del feudo e dell’abitato circostante che vive da tempo, ormai , uno stato di degrado . Come tutti i centri storici trascurati politicamente, Corigliano soffre di uno spopolamento costante , di un vero e proprio abbandono, iniziato proprio negli anni del recupero del manufatto dei Compagna e che trova tra le sue principali cause le scelte politiche di quegli anni ottanta e novanta che hanno visto gli interessi di pochi prevalere sull’interesse generale della comunità.

Si è in presenza di mille anni di storia racchiusi in un bene culturale d’inestimabile valore e che ha visto , sin dagli anni ottanta ,Franco Pistoia ,Mario Candido, Enzo Viteritti, Luigi De Luca, Teresa Gravina Canadè, Pier Emilio Acri, Crescenzo Paolo Di Martino , ed altri intellettuali e politici coriglianesi, promuovere con iniziative, pubblicazioni, attività archivistiche e di ricerca storica, manifestazioni culturali ed artistiche, oltre che politiche, il recupero integrale del Castello Ducale . Un manufatto di altissimo pregio, l’ emblema stesso della ex Città di Corigliano e della sua comunità. Una comunità coriglianese, già in sofferenza per la perdita della sua identità, che, difatti, del Castello ducale non ne conosce sufficientemente il valore intrinseco o quello più prossimo storico-estetico e dello stesso recupero :un intervento straordinario (Legge 64\86) ,Programma Triennale per lo sviluppo del Mezzogiorno, di ben 21 miliardi che l’allora Ministro della Democrazia Cristiana Riccardo Misasi concesse alla Città grazie anche alla capacità politica di Franco Pistoia, Senatore della Repubblica (DC) , più volte sindaco della Città, e all’arch. Mario Candido, progettista e direttore dei lavori dell’intervento di restauro che ricordiamo aveva nella sua finalità di restituire il Castello quale luogo di produzione culturale e museale. Tanto muoveva dall’ elaborazione e dalla buona pratica politica che non lasciavano spazio all’approssimazione come oggi accade sovente. Come di fatto risulta essere il bando in questione la Delibera n.86 del 28.05.2020. Esso non colma di fatto le molte lacune relative ad una tutela, valorizzazione e promozione del bene culturale come dovrebbe essere. È, difatti, un bando copia incolla, che manca di alcune parti sostanziali e che di fatto rendono inefficace ogni eventuale relazione contrattuale. Mancano gli aspetti normativi delle leggi e le norme di riferimento qual è ad esempio quella principale : il Codice dei Beni culturali e del paesaggio . Norme che non offrono spazio al poi vedremo ma che definiscono chiaramente cosa può essere o meno concesso ed in che termini.
Così “nel ritenere opportuno voler aprire un punto ristoro presso la Casa del custode” , bene vincolato, come tutto il Castello, vi è necessità di un cambiamento di destinazione d’uso e di una serie di nulla osta che vanno inoltrate alla Soprintendenza . Cosa non semplice da ottenere in quanto l’attività di ristorazione comporta una modifica sostanziale e strutturale del bene. Non solo per gli eventuali lavori di adeguamento da apportare ma perché ne snatura la valenza originaria , che è ben evidenziata, appunto, come “Casa del custode” oggi luogo adibito a punto ticket. Idem per il Rivellino ove si vorrebbe realizzare la biglietteria nei locali che ,difatti, custodiscono gli archivi Compagna prevedendo di far fruire i visitatori di questi rari documenti senza che vi sia un riferimento ad alcun protocollo ,progetto o strumento di tipo digitale. Una follia! Ma questo è solo uno dei tanti aspetti che preclude di per sé l’efficacia del famigerato bando del copia incolla. Un altro aspetto riguarda la sicurezza del manufatto e la sua manutenzione. Il Castello ducale è un bene che va tenuto in un palmo di mano, ma visitandolo ci si accorge che non è così. Ad esempio:
- il tavolato del ponte levatoio non offre garanzie sufficienti per i visitatori, figurarsi per l’attraversamento su gomma” per comprovata necessità”. Il ponte andrebbe chiuso perché pericoloso, e con esso il Castello, fino alla messa in sicurezza dello stesso ;
-nel Salone degli specchi il pavimento in seminato veneziano andrebbe ripristinato, così come anche quello dei corridoi del Piano nobile;
-vi è necessità di rivedere la scala a chiocciola che porta in cima al Mastio ,dove spesso le sposine amano farsi fotografare pericolosamente , difatti, tale struttura andrebbe verificata nella sua tenuta e collaudata per potervi accedere.
- non sono compatibili i matrimoni e gli avvenimenti vari che vengono celebrati all’interno del Castello e festeggiati con pietanze che si consumano sui divanetti del Salone degli specchi, costati un occhio della testa e rovinati irrimediabilmente da macchie d’olio. Peggio ancora le serate da sballo con potentissimi subwoofer le cui vibrazioni sono deleterie per le opere d’arte e che certamente non aiutano a custodire tele e affreschi negli adiacenti locali posti su Piazzale delle armi. Tra cui la Cappella di S. Agostino.
La lista potrebbe continuare con il dire che bisognerebbe rendere pubbliche le relazioni economiche finanziarie delle varie gestioni per analizzare costi , ricavi e spese del maniero. Altresì i collaudi, i nulla osta per l’esercizio di somministrazione di cibo e bevande.
Questo per capire se è conveniente offrirlo in gestione a privati tout-court o piuttosto pensare di rivedere, ritirando il bando, come questo patrimonio debba essere inserito in un discorso più complessivo. Un discorso che abbisogna di una Carta dei beni culturali e del paesaggio , di un Piano di Marketing e del turismo, di un piano per il decoro urbano, di un rilancio strategico dei due centri storici.
Un bando di affidamento e gestione di un tale inestimabile bene se concepito attraverso tali strumenti può quindi rappresentare un momento più organico di rilancio politico del territorio e di investimento finanziario soprattutto per le molteplici attività, finora chiuse a causa dell’emergenza Covid19, che certo permetterebbe alla Città ed ai futuri visitatori e turisti di godere appieno dell’ intero patrimonio culturale e di rilanciare il Centro Storico coriglianese nonché in una considerata economia circolare ,l’intera Città di Corigliano Rossano. Altra cosa se tali strumenti non sono stati attivati come di fatto è rilevabile. Ed è soprattutto per queste mancanze di strumenti che bisognerà verificare se il procedimento dell’eventuale affidamento, che deve essere sempre preceduto da un’ attenta attività di discussione politica ed istruttoria del procedimento, sia regolarizzato in tutte le sue parti, non ultima l’aspetto relativo alla cura ,alla sicurezza, ed alla manutenzione del bene, al controllo costante della gestione. Insomma l’eventuale contrattazione di affidamento a terzi del Castello deve garantire l’alto profilo professionale del gestore e la migliore offerta di promozione del bene che dia, difatti, vantaggi alla Città, senza per questo limitare o danneggiare l’eventuale azione del gestore. Se queste cose non sono state assicurate , dobbiamo avere seri motivi di preoccupazione .Un aspetto del genere così vitale per il rilancio di un’intera area se non ben ponderato può determinare gravi danni per il Comune e principalmente per il Centro storico coriglianese. Per quanto fin qui riportato il bando andrebbe subito ritirato ed affrontato con quello spirito che deve contraddistinguere la lungimiranza di un buon padre di famiglia , appunto, una buona amministrazione.

Alfonso Caravetta
Commissario UdC Centro storico
Referente per i Beni e le attività culturali. 

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