Sanità malata in Calabria? Solo colpe politiche

Stamattina si è svolta un piccola manifestazione, alla quale ho partecipato, per evitare la chiusura notturna del pronto Soccorso dell’Ospedale di Corigliano. Mi sarei aspettato una maggior presenza di cittadini, che spesso si lamentano che molte cose non funzionano ma quando si tratta di difendere qualche diritto preferiscono essere solo spettatori invece che attori. Carissimi concittadini nessuno ci darà nulla se non alziamo le chiappe e ci muoviamo!


Ritornando al problema della sanità in generale della nostra regione è possibile identificare, senza alcuna possibilità di essere smentiti, un unico colpevole e responsabile: la classe politica e dirigente che negli ultimi trent’anni ha governato questa regione e gran parte di tutti quelli che sono stati eletti parlamentari.
La regione paga circa 300 milioni di euro all’anno alle altre regioni italiane per le prestazioni e i servizi che essa non riesce ad erogare. (La c.d. mobilità passiva: esprime l’indice di fuga da una Regione, identificando le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza. E ogni anno le regioni dedicano un capitolo del proprio bilancio alla spesa per la mobilità passiva programmata in ambito sanitario). Una classe dirigente e di governo regionale, in 30 anni, si sarebbe prodigata affinché si riuscisse a offrire gran parte delle prestazioni che vengono erogate da altre regioni oppure alla sanità privata che di fatto si è sostituita a quella pubblica perché la parte pubblica ha volontariamente abdicato alla sua funzione di offerente servizi sanitari. Pertanto, a qualcuno, in regione e fuori regione, questo “affare” calabrese conviene. Sputaci sopra 300 e passa milioni!
Partiti e colazioni che si sono succeduti nel tempo alla guida della regione, Partito Democratico e Forza Italia in primis, non hanno avuto gli attributi e la volontà di cambiare rotta seriamente per migliorare la situazione della Sanità in Calabria. Un po’ perché la Calabria è poco considerata a Roma, e figuriamoci a Bruxelles, un po’ perché grandi statisti e politici, escluso il grande Mancini, dalla fine degli anni ottanta la Calabria non ne ha mai prodotti.
Ma oltre alle grandi questioni di sistema, i partiti che hanno governato la Calabria, quelli summenzionati in primis, non sono riusciti manco a eliminare i fitti passivi, che nella sola ASP di Cosenza ammontano a circa 3 milioni di euro mentre nelle sole Corigliano e Rossano (che considero ancora due entità territoriali separate sebbene legalmente unite) i fitti passivi sono circa 600 mila euro l’anno. Con tre milioni di euro l’anno, in 20 anni, nella sola provincia di Cosenza, si sarebbero potuti acquistare macchinari nuovi e assumere personale specializzato, si sarebbe potuto realizzare anche qualche edificio di proprietà dell’ente. E’ solo mero fumo negli occhi anche il progetto dell’Ospedale Unico della Sibaritide, che vedrà la luce tra non meno di 10 anni. Vi diranno che ci sono norme da rispettare ma si dimentica che in casi eccezionali si può ad esse derogare o si possono sempre modificare. Se lo si fa con banche, grandi imprese e multinazionali, lo si può per tutto. SE I POLITICI VOGLIONO.
Il futuro sindaco avrà delle belle gatte da pelare nei primi 15 anni di vita della nuova città, e quello sanitario anche se non di competenza del comune, sarà un problema di grande importanza in quanto l’assenza di ottimi servizi sanitari pubblici in un grosso centro determinerà anche un basso grado di attrazione territoriale.
Quando andrete a votare alle prossime elezioni regionali e nazionali sapete di chi è la colpa di questo grande disagio, in ambito sanitario e non solo, di cui soffre la Calabria in generale.

Salvatore Drago
Fascio-comunista
(Non è un ossimoro esserlo in quanto considero il programma di San Sepolcro uno degli esempi più fulgidi del socialismo che voleva essere realizzato anche dai comunisti. Si legga “Appello Comunista del 1936”)
 

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