La coerenza non è più una virtù. L’era della politica-marmellata

I “voltagabbana”, termine caro a Luigi Di Maio, sono da sanzionare con centomila euro di multa soltanto se lasciano i Cinque stelle. Va tutto bene invece se mollano altri partiti per aderire con il Movimento. “Traditori” nel primo caso, “illuminati” nel secondo. Più di 50 anni fa Don Lorenzo Milani scriveva “L’obbedienza non è più una virtù“. Oggi pare non lo sia nemmeno la coerenza.

 In politica soprattutto, ma non solo. In parlamento, per esempio dalle ultime elezioni ad oggi, ben 252 tra deputati e senatori hanno cambiato schieramento rispetto al partito che li ha eletti. 10 al mese. Il maggior numero spetta a Forza Italia, ma anche i grillini e cespugli vari sia di destra che di sinistra hanno visto discrete migrazioni. Come nel calcio, anche in politica l’attaccamento alla maglia e le bandiere sono retaggio del passato. E le bandiere, in tutti i sensi, non sono più quelle di una volta. A livello locale il fenomeno è forse meno accentuato, ma non assente. mi viene in mente la candidatura di Giacomo Mancini Jr. L’ex deputato è stato schierato da Renzi nel collegio di Cosenza. Ma se il meloniano Orsomarso dovesse essere eletto in Parlamento, lui tornerebbe in consiglio regionale grazie a Berlusconi. Breve storia di un politico che ha cambiato idea molte volte. A Corigliano il consigliere comunale Alfio Baffa per esempio, dopo una legislatura nelle file del centro destra, sostenendo negli ultimi periodi a spada tratta l’onorevole Morrone, passa oggi con molta disinvoltura, una settimana prima delle elezioni politiche, nel movimento 5 stelle. Si può cambiare idea, naturalmente. E opinione. Ma fa sempre un certo effetto sentire dei candidati di centro destra alle ultime comunali, entusiasti in campagna elettorale, che dopo essere stati scaricati, adesso parlano del loro ex partito come del peggiore dei sodalizi, ambiente infido e poco serio. L’opinione evidentemente dipende non dalle convinzioni intime e personali, quanto piuttosto dai risultati. Un tempo lo chiamavano trasformismo. Ora è più semplicemente trasversalismo a proprio uso e consumo. Le notizie che rimbalzano in queste ore nel dibattito politico cittadino e regionale (Baffa e Mancini) ci danno un segnale preciso di quanto sia impoverita (nei contenuti e nella forma) la politica dei nostri giorni. Se poi riflettiamo le ragioni che accompagnano taluni comportamenti e le scelte dei mestieranti della politica o saltimbanchi e trasformisti dell’ultima ora allora si capisce il perchè del distacco tra la politica e la gente è sempre più marcato. Ma quello che più offende è la disinvoltura che questi comportamenti vanno assumendo un po’ dappertutto. Basta sfogliare le pagine dei giornali per accorgersi del quadro desolante che emerge. Una volta, non tanto tempo fa, la coerenza per un politico veniva considerata una virtù, una condizione essenziale insieme alla cultura, all’esperienza, all’integrità morale, alla storia personale che ciascuno si trascinava dietro. Ora non più e lo spettacolo che ci viene presentato non è luminoso. Anzi. Una volta, ad esempio, all’interno delle stesso partito, passare da una corrente all’altra si veniva giudicato come un tradimento. Oggi passare da un partito ad un altro e magari da una coalizione all’altra (dalla sera alla mattina) viene giudicata come una scelta “per servire il territorio”. Questo è davvero troppo. Se queste sono le premesse una sola raccomandazione agli eroi (si fa per dire) dei nostri giorni: il territorio, per favore, lasciatelo stare perché a forza di saltare da una parte all’altra lo avete ridotto a vostra somiglianza. Qualcuno dirà che chi investe va assecondato e sostenuto e che queste sono considerazioni vetero comuniste, antiche. Roba d’altri tempi. Mentre i tempi son cambiati. No, sono semplicemente considerazioni di buon senso, perché la politica, anche oggi, non è un gioco, non è come una sfida fasulla tra contrade, ha delle regole, delle coordinate che se saltano si crea una situazione di confusione e di nebbia latente che favorisce solo più furbi e i più lesti a salire sul carro vincente, con poche garanzie per tutti gli altri. E poi, diciamocelo, anche la marmellata c’è di tanti tipi. Mica tutte le marmellate sono buone.  

 

Stampa Email

Aggiungi commento

Prima di commentare gli utenti sono tenuti a leggere il regolamento del sito:
I commenti che verranno ritenuti offensivi o RAZZISTI non verranno pubblicati e saranno cancellati
VERRA' PUBBLICATO UN SOLO COMMENTO PER IP


Codice di sicurezza
Aggiorna