La questione meridionale non è al centro dei programmi elettorali

Si presuppone che il parlamentare, debba avere stile e se Dio vuole una cultura, al contrario questa classe politica, compresa quella che sarà eletta il 4 Marzo si guarderà bene dallo spendere qualche parola a favore del Sud. Bravi ad avere affossato il Mezzogiorno e per come vanno le cose, si prevede un futuro fosco che non sarà capace nemmeno di garantire anche il più minimo sviluppo economico e sociale. 

Per questa classe politica, ad incominciare da Berlusconi, Renzi Salvini, Meloni, Di Maio, Bersani, Dalema ecc, la parola evoca un certo fastidio: Una sorta di cubo di Rubik che è meglio riporre nel cassetto o non parlarne. Pratiche illegali, “assistenzialistiche”, clientelari, nel tempo, hanno avuto come conseguenza la profonda alterazione delle leggi di mercato e l’aborto di ogni possibile sviluppo economico delle aree più depresse del sud. Benché oggigiorno la situazione sia sensibilmente diversa, a farla da padrone è la collusione tra politica, parte di magistratura, massoneria e criminalità organizzata oramai endemica maggiormente nel meridione, esempi lampanti vengono dai grandi appalti pubblici del sud quando si fanno e che continuano ad essere affidati ai soliti grandi gruppi industriali del nord che guarda caso, sponsorizzano le campagne elettorali della politica, dei partiti, ed elargiscono tangenti a politici, a dirigenti politici e funzionari delle istituzioni. Tale andazzo, oramai cronico ha definitivamente mandato al macero lo sviluppo dell’economia sia pubblica che privata, al contrario delle politiche che si ebbero negli anni del cosiddetto”boom economico” fino alla metà degli anni 70 tanto da ribaltare le tendenze dell’economia meridionale e riavvicinarla ai livelli del nord, tanto è vero che il Sud prima del 1860 era più ricco del centro nord. Fu a partire dagli anni 80 che il sistema politico di allora e quello odierno entrambi corrotti, consegnarono l’economia del Sud nelle mani della criminalità organizzata ed alle associazioni mafiose con buona pace di tutti anche dei politici meridionali. Un reato politico gravissimo di cui nessuno ha pagato e pagherà mai e che ancora oggi ne soffriamo le conseguenze, oltre il marchio di mafiosi che ci hanno cucito addosso. Siamo lontani dalle basi concettuali dei governi degli anni 60- 70, gli unici governi che pensarono la programmazione delle politiche economiche in Italia: Trasformare il mezzogiorno in una base logistica (ancora oggi applicabile) per un nuovo bacino produttivo nel Mediterraneo, alternativo ad altre realtà europee (il porto di Rotterdam, di Genova e perché no altri). Occorrono prima di tutto politici capaci che alzino la voce nelle istituzioni europee, ammesso che ne siano capaci o preparati a farlo, interventi mirati, seri per la Calabria: Trasformare, bonificare, ripristinare assieme a Taranto l’ex centro siderurgico di Gioia Tauro, far rinascere Crotone e il suo aeroporto come ai tempi della Montedison Pertusola ecc, dare una connotazione precisa ed utile al porto di Sibari (oggi ridotto ad una pattumiera) nei quartieri generali della logistica mondiale dove concentrare la scomposizione, la ricomposizione dei container, l’assemblaggio, il confezionamento e l’imballaggio delle merci. A questo si aggiungano ferrovie deplorevoli, inadempienti sulla fascia ionica, una ferrovia con binari inadeguati che mancano di quella agognata linea elettrificata, treni buoni si o no per il trasporto degli animali e che offendono la dignità umana di chi vi viaggia. Con queste condizioni è utopico parlare anche di treni alta velocità che permetterebbero di fare il vero salto di qualità, nonostante l’ultimo investimento di 500 milioni di euro che è servito solo a imbiancare qualche stazione e rimettere in linea qualche asse che era lì dai tempi dell’Unità D’Italia, l’ammodernamento del 3° megalotto della S.S.106 ionica da poter mettere fine alla sua storia costellata dal suo tragico tributo di sangue., conseguenza della irresponsabilità istituzionale della classe politica, dei burocrati che indegnamente occupano ruoli nei ministeri dell’Ambiente, della commissione Tecnica di verifica dell’impatto ambientale dello stesso ministero e della regione Calabria che da anni ostacolano l’ammodernamento di tale importante arteria stradale e dove la maggior parte dei governanti non conosce affatto il meridione non avendo mai viaggiato più a sud di Napoli. Altro settore; il turismo che dovrebbe avere come priorità una nuova prospettiva turistica, incominciando a valorizzare la montagna, oggi ed ieri preda di speculatori privati e politici, vedi i vari assessori succedutosi alle politiche agricole e forestali i quali hanno svenduto i boschi ai loro amici, causando un disboscamento selvaggio che non riesce più a mantenere l’erosione del suolo, per questo distruzione e tracimazione dei fiumi, di torrenti e continui incendi distruggono quel poco rimasto. Per non parlare della mancanza di progetti reali che avrebbero visto il patrimonio boschivo produrre reddito reale a favore della comunità calabrese e non a solo appannaggio dei politici e dei loro amici. Il sud, tutti coloro che vogliono lavorare onestamente diffidano degli slogan elettorali e rifiutano nello stesso tempo, qualsiasi promessa come: il reddito di cittadinanza, il reddito di inclusione, quello di povertà, i vari bonus famiglia che non producono lavoro effettivo, reale sviluppo, bensì legalizzano l’assistenzialismo di stato, tipico dei regimi comunisti e che incoraggiano la non voglia al lavoro. Se da una parte un’ampia porzione di giovani meridionali appare stretta tra disoccupazione, assenza di prospettive, alienazione crescente, dall’altra si assiste al ritorno dell’emigrazione in forme massicce, sia sotto forma di nuova emigrazione operaia, sia sotto forma della “fuga di cervelli”:Per finire, tutta la classe politica italiana senza distinzione non dovrebbe reagire scompostamente quando in molti nel sud, rimpiangono ed evocano il ventennio fascista. Si sa che lo stato fascista era interessato ad allargare il proprio consenso mediante una crescita economica che sostenesse la sua politica espansionista al pari dei partiti e movimenti di oggi che lo fanno solo a parole. A tal fine (il ventennio fascista) promosse una serie di opere pubbliche attraverso vari organismi per dotare di infrastrutture i territori più depressi. Vennero migliorati (il porto di Napoli e Taranto) costruite strade, ferrovie e canali, intrapresa la costruzione di un grande acquedotto (quello del Tavoliere pugliese) ideato un ambizioso piano di bonifica integrale. Tuttavia si trattò di investimenti che soddisfacevano solo in minima parte le esigenze locali, con una ricaduta modesta sull’occupazione e distribuiti a produrre o consolidare il consenso verso il regime da parte delle popolazioni interessate. Oggi, sebbene con metodiche diverse, ma antidemocratiche, succede la stessa cosa, si compra il consenso, promettendo di tutto e di più, alimentando così l’assistenzialismo di stato, negando al mezzogiorno il progresso sia civile che economico. Ditemi voi cosa è cambiato!!Mi auguro che questo modo di fare politica e governare il sud produrrà una sorta di Rivoluzione culturale che per forza di cose dovrebbe sfociare in una vera lotta operaia, di cui i politici per forza di cose prima o poi dovranno fare i conti poiché è venuto meno lo spazio intermedio di confronto critico con la sfera politica.

Movimento centro storico: Luzzi Giorgio.

 

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