Amministrative 2013, riflessioni

Anche in questa campagna elettorale per le amministrative sta entrando nel vivo la competizione tra le varie fazioni che si contendono la vittoria e la possibilità di governare la nostra città. E’ tutto un affannarsi per cercare di acquistare un po’ di visibilità, di cercare frasi ad effetto, di spiegare programmi e scelte di campo, sottolineare, con vari distinguo, i problemi e le cose che bisognerebbe fare per risollevare le sorti di questo nostro disastrato paese.

Ci sono i vecchi marpioni della politica, che ci rassicurano che questa volta è diverso, che adesso sanno bene che fare e come farlo. Ci sono i nuovi arrampicatori, che vorrebbero scalzare gli anziani, ritenuti da rottamare, dopo aver gravitato intorno a loro per anni e non aver trovato spazio. E ci sono i nuovissimi, che hanno dalla loro la giovanissima età, un entusiasmo ammirevole ma che mostrano, per tanti motivi, la cui analisi esula da questo intervento, un grado di inesperienza e di improvvisazione che non rassicura affatto.

Di campagne elettorali ne ho viste molte, per motivi anagrafici. A molte mi sono entusiasmato, per la giovane età sicuramente, ma anche perché credevo che ci fossero le possibilità di poter far bene. Macchè, ogni volta una delusione, per anni, nonostante l’alternarsi di uomini, peraltro stimati dai più, ma che dovevano sottostare  ad un sistema, il proporzionale, che determinava un’alta litigiosità ed una sproporzionata spartizione del potere, poiché favoriva anche i partitini che spesso rappresentavano “l’ago della bilancia”. E tutto rimaneva instabilmente fermo.

Sembrava che non ci fosse via d’uscita a tanta desolante precaria immobilità.

Allora qualcuno decise che era venuto il momento di cambiare sistema. Via il proporzionale e quindi via libera alla elezione diretta del sindaco, con la possibilità di maggioranze stabili ed efficienti. Tutti contenti, o quasi tutti, ma il sogno è durato poco, perché subito si sono creati gli anticorpi anti novità e siamo ritornati in uno stato patologico peggiore del precedente.

Molte le cause che hanno determinato questo stato morboso, ma è indiscutibile che la madre di tutte le cause è la composizione umana delle compagini che si propongono all’amministrazione del comune. I sistemi hanno un’importanza relativa: sono gli uomini e le donne che devono farli funzionare ad essere importanti.

Pertanto, secondo la mia modesta opinione, se è da salvare il sistema maggioritario, è proprio il metodo con il quale si selezionano i consiglieri che non funziona.

La preferenza unica è la più grande fregatura che ci potesse capitare.

Questo metodo rende il voto, oltre che assolutamente condizionato e quindi non libero, anche poco adatto a favorire la discesa in campo, o la salita, secondo i punti di vista, a tante persone che avrebbero le capacità, le competenze per agire meglio di altri, ma che non avendo un substrato dove attingere voti con sistemi più o meno leciti, ma sicuramente convincenti, devono necessariamente rimanere sulle proprie, a meno di non voler rischiare brutte figure, oltre che a fare da bersaglio ad insulti e diffamazioni di vario genere.

Oggi il voto di stima non esiste quasi più. A prendere voti, pochi, ma sufficienti allo scopo, ci riescono solo quelli che possono rivolgersi agli elettori con in mano un elemento di pressione. E così vediamo in lista e vincenti imprenditori con dipendenti e famiglie da “ricattare”, dipendenti pubblici che si distinguono per la capacità di rendere favori a tanti, magari creando prima disservizi, che fanno sembrare i propri diritti come qualcosa da elemosinare, facendo peraltro ricadere i costi di tali comportamenti sull’intera comunità. Sindacalisti molto chiacchierati, che hanno un loro stabile elettorato, che trascinano da un versante all’altro degli schieramenti, come un gregge di pecore al pascolo. Ci sono pure personaggi che raggiungono i primi piani perché godono dell’appoggio di famiglie numerose: bastano infatti relativamente pochi voti, come dicevo, per venire eletti. Da qui dunque il ricorso massiccio alla spaccatura delle famiglie con la proposizione di più candidati appartenenti allo stesso nucleo, tanto da determinare la presenza di centinaia di candidati, che servono solo come peones per raggranellare qualche voto per la lista, ma soprattutto per sottrarlo ad altri.

Quest’anno a questa funzione sono state chiamate per legge anche molte donne, che secondo me meriterebbero molta più considerazione, che non come si finge di volergliene dare con la ridicola imposizione delle quote rosa.

Allora io mi chiedo: perché non contrastiamo questo andazzo con delle modifiche al sistema elettorale?

Se noi dobbiamo eleggere al governo della città un numero di persone molto elevato, che costituiscano una squadra, perché non chiediamo di votarli tutti? Come si fa, ad esempio, per l’elezione dei consigli degli ordini professionali.

Io voglio votare tutta la squadra, non solo uno a rappresentarmi, che magari ho scelto solo per motivi di parentela o di amicizia o qualsiasi altra cosa sia.

Ritornerebbe così il voto di stima, che da una parte incoraggerebbe chi di questa stima è oggetto e dall’altra escluderebbe tanti che di questa stima non godono, perché presentarsi con i soli voti dell’impresa, o altro, che comunque prenderebbero, non sarebbe sufficiente per farli eleggere.

Qualcuno, con il quale ho già parlato di questa idea, ha replicato che sarebbe molto complicato. Non so, ma credo che , in tempi di informatizzazione diffusa, la cosa non dovrebbe essere troppo difficile da realizzare. Basterebbe dotare le cabine elettorali di una tastiera con i numeri, come un banale telefonino e creare una rete dove ogni voto viene espresso con un numero relativo al candidato che si preferisce. Una volta digitati i numeri, che esprimono il nostro gradimento, questi si avvierebbero presso un unico sito centrale di raccolta, senza che neanche si sappia da quale seggio arrivano (si eviterebbe l’attuale controllo) e dopo pochi minuti dalla chiusura, si avrebbero già i risultati dei candidati. I numeri li conoscono tutti, dato che un telefono lo posseggono e lo usano tutti e a fronte di una spesa iniziale, per la quale si potrebbe attingere ai fondi per il finanziamento pubblico ai partiti e che si ammortizzerebbe in poche tornate, si avrebbero risultati non condizionati, con la soddisfazione inoltre di aver votato la squadra e non un singolo.

La mia è solo un’idea, poi ci penserebbero i guru del web a renderla realizzabile in sicurezza. In fondo siamo ormai pervasi da ogni genere di relazioni con la rete, dalla pubblica amministrazione, alle banche, alla scuola, alla sanità, al fisco, posta elettronica certificata, davvero credete che non si possa fare?

Buon I° Maggio a tutti.                           Giuseppe Pellegrino

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