Ti racconto la Storia di Corigliano (III capitoletto)

    III capitoletto - Il Milleduecento
    La regione, intanto, cambia padrone, per fortuna in maniera pacifica, per via d’un matrimonio, cosicché ai Normanni, nel 1190, succedono gli Svevi e questi, in genere tolleranti come i predecessori, accolgono gli Ebrei e ne mandano un bel numero a Corigliano. Qui gli Ebrei, presenti, dunque, agli inizi del 1200, si stabiliscono nella parte sottostante l’attuale via Addolorata, parte che da loro prende nome di Giudecca. 

    Essi vivono secondo le loro abitudini e, operosi come sono, si danno ai commerci e ai mestieri, soprattutto, inerenti alle stoffe ed alle medicine. Nel paese si integrano senz’altro bene, tanto è vero che molti termini della loro lingua, come panattàsimi, cioè il pane azzimo, diventano di uso comune ed alcune loro famiglie, come quelle dei Della Cananea e dei Tricarico, acquistano nel tempo una posizione preminente.

    Per Corigliano, questo è un periodo di crescita: in essa, infatti, nel 1280, si contano 800 case e 3700 abitanti, migliorano le colture e viene introdotto l’agrumeto, che fa nel tempo la ricchezza del paese.
    Ai suoi piedi, in località oggi Pendino, sulla riva sinistra del torrente Coriglianeto, viene fondato nel 1220 il convento dei Francescani minori. Questi rappresentano la prima comunità monastica del paese e determinano la trasformazione dell’area. Di qua passa la via d’accesso al centro urbano e qui si sviluppano gli agrumeti, i famosi jardini. Due dei sette Missionari francescani, trucidati a Ceuta in Marocco nel 1227, Leone Somma e Nicola Abenante, sono coriglianesi e partono proprio da questo convento del Pendino.
    Altre nuove famiglie s’affacciano, intanto, alla ribalta del paese: sono quelle dei Della Rocca, dei Perroni, dei Policastrelli e dei Tredinari.
    Si arriva così alla fine del 1200 con un bilancio, tutto sommato, positivo. Senonché, nella Regione, nel 1268, agli Svevi di Corradino, sconfitti in guerra, subentrano gli Angioini.
    Una curiosità: nella battaglia del 1268 a Tagliacozzo, dove gli Angioini sconfiggono gli Svevi, nelle truppe di Corradino incontriamo un ufficiale coriglianese, tale Francesco Abate, più tardi anche tra gli animatori del famoso Vespro sicilano.
    Gli Angioini sono senz’altro diversi dai loro predecessori. Prepotenti e fiscali, suscitano il malcontento sia del popolo che della nobiltà, i quali prima si organizzano e, poi, gli si rivoltano contro nella famosa guerra del Vespro siciliano, che insanguina l’isola per vent’anni, dal 1282 al 1302. Alla fine, gli Angioini vengono cacciati dalla Sicilia e al loro posto si insediano gli Aragonesi.
    La Calabria da tutto ciò non trae alcun beneficio, perché gran parte della guerra tra le due potenze si combatte sul suo suolo. Anzi, viene a subire da una parte i saccheggi dei mercenari assoldati dagli Aragonesi e dall’altra le usuali angherie degli Angioini. Anche Corigliano paga il suo prezzo. Deve dare, infatti, ospitalità agli abitanti del casale di Crepacore, il quale, situato all’incirca lungo il torrente Cino, viene aggredito e distrutto nel 1290 dalla soldataglia aragonese. Gli abitanti, appunto, quelli che vi riescono, trovano rifugio in Corigliano. Più tardi, nel 1442, la Calabria, come già la Sicilia, cede al dominio aragonese.