“Corigliano, impossibile fare una Tac”. La denuncia di Le Pera sui mali della sanità

“L’articolo 32 della Costituzione garantisce il diritto alla salute a tutti gli Italiani, però in Calabria, e in particolar modo a Corigliano, si verifica l’opposto. 

Già dal dicembre 2019 dovevo farmi una Tac, salta quella data per motivi di salute, arriva il nuovo anno 2020 e mi viene fissato l’appuntamento per il mese di marzo, scatta il Coronavirus e vengo rinviato a data da stabilire, mi presento all'ospedale di Corigliano e lì trovo una amara sorpresa: “la Tac non si può fare, vedi al Cup”.
Esordisce così, in una sua accorata nota, un cittadino residente nell’area urbana coriglianese, Franco Le Pera, volto e nome noto alla comunità per la sua sensibilità verso le problematiche sociali e sanitarie e l’impegno profuso per decenni nel mondo del lavoro.
“Nel 2002 mi succedeva la stessa cosa quando cercavo di farmi un’analisi del sangue, il marcatore tumorale ca 72.4: mi fecero girare tanti ospedali – racconta Le Pera – e nessuno della fascia ionica faceva questo tipo di marcatore, sapete dove era possibile farlo? Nell’altra metà della provincia di Cosenza, quindi chi aveva la possibilità andava a Cosenza e chi non poteva doveva restare senza prevenzione perché lo aveva deciso qualche cretino di turno. Mentre per la Tac mi viene da pensare che l’abbandono del dottore Stamati e di altri grandi professionisti della sanità che lasciano questo territorio è voluto da qualcuno che mira a smantellare la sanità e il suo diritto, garantito dalla Costituzione. Ricordo benissimo che prima dell’entrata delle Regioni nel 1970, in Italia avevamo più assistenza pubblica, mentre oggi sta diminuendo giorno dopo giorno, chissà perché? I politici lo sanno meglio di me e da chi ha voluto questo smantellamento della sanità. Per avere una visita devi pregare in Dio se va bene a distanza di mesi per la lunga lista di attesa, oppure devi emigrare a cercare sanità, per chi può permetterselo. Resto allibito – prosegue Le Pera – dalla notizia dell'emigrazione di professionisti di questo tipo; tengo a precisare che ogni lavoratore o professionista può cambiare azienda, ma la cosa più vergognosa è il vuoto di professionalità per prestare servizio ai cittadini che resta negli ospedali della fascia ionica da Cariati a Rocca Imperiale. È una vergogna non per noi cittadini, ma per quei dirigenti incapaci che non conoscono la pianta organica degli ospedali per una corretta prestazione sanitaria per i cittadini e a questo punto stanno dimostrando tutta l’incapacità gestionale della professionalità medica e dirigenziale di un’Azienda sanitaria, non rispettando l’articolo 32 della Costituzione secondo il quale la salute dei cittadini va tutelata in loco, senza mandare gli stessi a fare i “vacanzieri” in giro per la provincia o per la regione. Resto talmente amareggiato dal fatto che con le tasse dei cittadini si devono pagare stipendi da nababbi. Comunque questi dirigenti incapaci seguono la scia della sventurata Regione Calabria con primati di emigrazione sanitaria che costano a noi cittadini 300 milioni di euro per mobilità e 212 milioni di euro per disavanzo; il Piano di rientro è servito solo ad aumentare debiti e stipendi dei dirigenti, ignorando l’indennità di rischio per il personale medico e infermieristico che percepiscono un’elemosina. Inoltre, colgo l’occasione per ricordare l’ultima “sparata” degli onorevoli della Regione Calabria con un aumento di stipendio sproporzionato, ma ho anche apprezzato la loro retromarcia ad annullare la delibera approvata a maggioranza. Mi auguro – così conclude il pensionato coriglianese – che qualche consigliere regionale chieda chiarimenti su questo svuotamento della sanità in questo vastissimo comprensorio, sul perché si è creato questo “fuggi fuggi” di grandi nostri professionisti della salute che addirittura scelgono anche il Nord Italia, a mio avviso qualcosa c’è. Colgo infine l’occasione per ricordare alla politica regionale che si dovrebbe discutere di un progetto di sviluppo infrastrutturale come viabilità e trasporti perché questo territorio ne ha veramente bisogno per apportare una crescita decisiva all’economia”.
Fabio Pistoia
 

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