Zingari e cartomanzia, le origini di questa credenza

Le origini della cartomanzia non sono ben accertate, di certo il 16esimo secolo è il momento in cui trova la sua massima espansione.

Secondo alcuni testi è possibile affermare che la lettura dei tarocchi e l’interpretazione degli arcani la si può far risalire ad epoche precedenti a quella del 1500. Di sicuro la simbologia dei tarocchi appartiene all’epoca sumera ma la sua lettura sembra aver subito un’influenza non indifferente dalle culture asiatiche come quella dell’India e della Cina fino a contaminare l’Europa traendone vantaggi o svantaggi a seconda del momento culturale. L’affermazione dei Tarocchi nel vecchio continente si attua in due fasi: la prima fa riferimento alle carte come gioco e la seconda intravede nei simboli mostrati la possibilità di predire il futuro.

 

L’origine della lettura delle carte

Secondo alcuni testi è possibile affermare che la lettura dei tarocchi e l’interpretazione degli arcani la si può far risalire ad epoche precedenti a quella del 1500. Di sicuro la simbologia dei tarocchi appartiene all’epoca sumera ma la sua lettura sembra aver subito un’influenza non indifferente dalle culture asiatiche come quella dell’India e della Cina fino a contaminare l’Europa traendone vantaggi o svantaggi a seconda del momento culturale. L’affermazione dei Tarocchi nel vecchio continente si attua in due fasi: la prima fa riferimento alle carte come gioco e la seconda intravede nei simboli mostrati la possibilità di predire il futuro.

La cartomanzia e gli zingari

La moderna cartomanzia fa riferimento soprattutto alle culture gitane, non a caso negli ultimi secoli si è affermata una cultura che vede negli zingari gli artefici della lettura dei tarocchi e delle carte.

 Secondo alcune leggende popolari i zingari, nomadi per antonomasia, utilizzavano i tarocchi per predire i loro spostamenti, traendo il più possibile benefici dalla lettura delle carte.

L’epoca di riferimento non prediligeva mazzi di carte stampate per questo i zingari creavano artigianalmente i mazzi e tramandavano oralmente di generazione in generazione i loro significato. Ad oggi i popoli nomadi non rivelano mai, se non ai propri membri della famiglia, come si leggono i tarocchi.

Le prime carte degli zingari possono considerarsi il primo passo della trasformazione dei tarocchi da gioco da tavolo ad arte divinatoria avvenuto in un momento storico particolare ricco di cambiamenti importanti per il futuro delle società più moderne dell’epoca.

I tarocchi nella cultura gitana: tradizioni tramandate oralmente

Ricordiamo che il primo mazzo di tarocchi appare alla fine del 15° secolo, e si componeva di 22 Arcani maggiori e 56 arcani minori, per un totale di 78 carte. Erano conosciuti come I tarocchi veneziani o I tarocchi di Marsiglia. La comparsa cartacea dei tarocchi è considerata un evento certificato che ha apparentemente subito l’influenza delle tradizioni dei popoli nomadi presenti sul territorio europeo. Il legame tra Cartomanzia e cultura nomade dei zingari è stretto, ovviamente nel corso dei secoli la lettura dei tarocchi si è adeguata ai cambiamenti e all’esigenze della società ma nel caso dei zingari è opportuno affermare che sono riusciti a tutelare e a conservare questa loro tradizione in modo quasi maniacale.

È possibile inoltre affermare che i Tarocchi odierni, cosi come vengono interpretati dalla più moderna cartomanzia, hanno subito un cambiamento legato anche all’epoca in corso.

Hanno infatti conservato influenze gitane che sono proprio oltre che caratteristiche della più moderna cartomanzia. Zingari e cartomanzia sono due aspetti di una stessa realtà che nel tempo si è adeguata, evoluta ma non ha mai rinnegato alcuni aspetti originari dell’arte della cartomanzia, arte che ancora oggi nonostante una modernità quasi assillante viene realizzata seguendo determinati rituali uguali da sempre e espressioni di tradizioni popolari che non dovrebbero essere perse e che i zingari sono riusciti a fari propri e a conservali con estrema dedizione.

 

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