Il 25 febbraio verrà presentato il secondo volume “Le botteghe di una volta”

La memoria ha tanti risvolti e presenta esiti contrastanti, in positivo o in negativo a seconda di come viene trattata. Riflettere sugli avvenimenti che ci hanno preceduto per capire il presente significa ricercare le coordinate che ci permettano di interpretare le nuove situazioni con la consapevolezza di creare opportunità che certi meccanismi culturali, sociali e individuali dovranno poi porre in essere.  

Il futuro è nelle mani dei giovani, ma si forgia con i buoni o cattivi maestri. La creazione di una coscienza civile dipende molto dal ruolo svolto dall'educazione. Insieme agli insegnanti e ai genitori, è fondamentale l'azione delle istituzioni come strutture di vita collettiva, referenti del singolo individuo nell'organizzazione sociale. E’ attraverso questa nostra riflessione che vogliamo porre l’attenzione del reale messaggio che, secondo noi, porta con se il nuovo lavoro narrativo del prof. Giovanni Scorzafave “Le botteghe di una volta” secondo volume “Libreria Il Fondaco”. A distanza di circa due anni Scorzafave presenterà domenica 25 febbraio alle ore 17 presso la sala riunioni della locale sede della Confcommercio a Coriglino Scalo, questo secondo volume che ci racconta uno spaccato vero, autentico ma anche nostalgico di quella Corigliano Centro che un tempo era il fulcro dell’economia ausonica e non solo, come lo stesso Giovanni Scorzafave spiega nella presentazione del volume: “Con i miei amici – scrive l’autore – ho percorso il sentiero della memoria, consegnando ai posteri i ricordi del nostro passato, fatto di tradizioni e di piccole cose che bastavano per vivere con dignità. Non ci sono rimpianti. Anzi, al contrario, pur vivendo in un periodo dove non c’era concesso tutto, la mia generazione – è un mio parere - è stata, per certi versi, molto fortunata per aver vissuto in vicoli angusti e aver frequentato delle botteghe, che erano la casa di tutti”. E poi il messaggio che l’autore vuole lanciare attraverso questo nuovo lavoro: “Mi auguro che questi racconti non siano fini a se stessi, ma abbiano come obiettivo quello di aprire virtualmente le tante porte chiuse da troppo tempo. Ed è anche un invito per i docenti a far visitare agli studenti il Centro storico, raccontando loro che al di là di quelle porte chiuse ci sono tante storie: quelle dei nostri padri”.  

 

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