Corigliano, picchiava e minacciava la moglie “esibendo” anche un fucile: misura cautelare nei confronti di un uomo

Storie impossibili da raccontare, figuriamoci a viverle in prima persona sulla propria pelle. Storie di donne vilipese e oltraggiate nel decoro, nel corpo, nella dignità, ricevendo percosse, minacce e privazioni d’ogni genere. Storie che vedono finalmente la luce grazie al corale impegno di Forze dell’ordine, avvocati, Autorità giudiziaria e, soprattutto, di donne-coraggio che decidono di mettere fine a tali atrocità.

È ancora una volta nell’area urbana di Corigliano che si consumava l’ennesimo caso di maltrattamenti in famiglia, lesioni, stalking con l’aggravante della reiterazione dei reati alla presenza del figlio minore al quale, anche dopo il costretto allontanamento dalla casa coniugale su iniziativa della stessa vittima, consigliata dal suo legale – l’avvocato Raffaella Accroglianò – nelle more di un provvedimento giudiziale, l’aguzzino non risparmiava, attraverso videochiamate, di farsi riprendere con un fucile in mano. Numerose sono state le querele presentate per un crescendo di episodi gravi che la vittima, dopo anni ed anni di violenze, quasi come se fosse stata trascinata nella dinamica ormai abituale della condotta del marito, ha finalmente deciso d’interrompere coraggiosamente, con il supporto del suo legale e della Compagnia dei Carabinieri di Corigliano, agli ordini del Capitano Cesare Calascibetta.
Solo il lavoro di squadra, tenace e paziente, ha determinato un veloce intervento del Gip di Castrovillari, attraverso l’applicazione della misura cautelare del divieto di avvicinamento, nonché di telefonate, emessa nei confronti dell’uomo. Una giovane donna vittima delle angherie e dei soprusi del marito, senza dimenticare, tuttavia, che le vittime sono anche i figli. Tanta violenza subita negli anni (tale da ricorrere anche alle cure del locale Pronto soccorso), approfittando della debolezza e della ormai reiterazione abituale dei maltrattamenti nei confronti della moglie, addirittura per un piatto di pasta che puntualmente esigeva diverso da quello preparato.
Anche il giudice civile si è mosso velocemente attraverso la fissazione dell’udienza nell’arco di venti giorni; la vittima, dopo le prime querele, aveva subito proposto, su consiglio del proprio legale e attraverso lo stesso, avvocato Raffaella Accroglianò, domanda di separazione in emergenza con richiesta di ordine di protezione; misura quest’ultima prevista dal legislatore civile proprio nei casi, come quello narrato, in emergenza per reiterati episodi di violenza, alla presenza di indizi di colpevolezza, prevedendo una misura a garanzia della vittima contro gli abusi familiari (introdotta con la Legge 4 aprile 2001, n. 154, a seguito della quale il Codice Civile è stato arricchito dall’articolo 342 bis e ter).
Un epilogo che ha dato fiducia nelle istituzioni e nella giustizia, restituendo un po’ di serenità in vittime e contesti familiari che registrano nel nostro territorio, in particolare nell’area urbana di Corigliano, numeri sempre maggiori. Il merito di tale risultato va ascritto, in particolar modo, all’avvocato Raffaella Accroglianò, professionista scrupolosa, sensibile e attenta, sempre impegnata con “passione dolorosa” nell’affrontare e condividere simili storie di donne vittime di violenza, nonché ai Carabinieri della Compagnia di Corigliano, i quali, con spirito di abnegazione e dedizione, anche su forte impulso e determinazione del Capitano Calascibetta, sono costantemente in prima linea nell’azione di difesa delle suddette vittime e di contrasto alle riprovevoli condotte di siffatti “mostri”.
Fabio Pistoia 

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