Addio prof. Cufari uomo di sport e interprete di un calcio vero e autentico, di cui avvertiamo tanta nostalgia

Michele Brambilla nel libro “Vinceremo di sicuro” parla degli anni 60 rievocando quella stagione e nel contempo lanciando un messaggio ai giovani. Ecco cosa tra l’altro, scrive Brambilla: «Oggi il futuro non sembra più lo spazio in cui riponiamo la nostra speranza di felicità: sembra piuttosto l’attesa rassegnata di nuove delusioni... Se oggi viviamo male il presente, è soprattutto perché abbiamo paura del futuro. È la malattia della nostra epoca: la perdita di fiducia… 

Ho scritto queste semplici pagine, spero lievi, per ricordare il tempo in cui i nostri sogni erano ancora intatti, ma anche per scacciare un pessimismo che ci impedisce di cogliere la complessità della realtà, fatta delle sue infinite cose piccole e grandi, tutte irripetibili; cose che saranno, domani, la nostra nostalgia… per augurare, ai bambini e ai giovani di oggi, di ritrovare la stessa speranza che avemmo noi allora, e per aiutarli a saper sempre riconoscere, in qualunque circostanza, la straordinaria bellezza del vivere». Perché parlo degli anni 60, perché tornare indietro di così tanto tempo? Ma perché risale al settembre del 1964 il mio personale incontro-ricordo con il prof. Giovanni Cufari. E’ vero avevo appena 6 anni, ma il ricordo è vivo perché i ricordi dell’infanzia lasciano dentro di te un traccia indelebile. Per me Cufari era una montagna, un colosso d’uomo adatto per il mondo del calcio, quel calcio che allora profumava di olio di canfora, di ardore agonistico, di amore verso la maglia ma soprattutto di spirito di gruppo. La squadra era una famiglia, la società era formata da “padri” o fratelli più grandi versi i quali i giocatori avevano rispetto e stima. Grazie al sito dell’amico Giovanni Scorzafave www.coriglianocal.it ho avuto modo di rileggere l’articolo del collega e profondo conoscitore del mondo del calcio coriglianese, Ernesto Paura, che sul “Cor bonum” del 1964 annunciava l’acquisto di giocatori tra i quali proprio Giovanni Cufari, per far si che la Polisportiva Corigliano potesse ambire a traguardi importanti nell’ormai imminente campionato di prima categoria. E’ ovvio che il prof. Cufari ho avuto modo di conoscerlo anche negli anni successivi, e lo scorso anno ho avuto modo di incontrarlo a Rossano allo stadio “Stefano Rizzo” in occasione di momento di sport. Docente, uomo di grande umanità e di molteplici passioni oltre che genuino uomo di sport, persona di alto profilo morale impegnato anche nel sociale ha scritto pagine memorabili nel calcio dilettantistico calabrese. Era un piacere discorrere con lui, ed in quella circostanza ricordammo la figura di un coriglianese che ha amato in una maniera viscerale il calcio coriglianese: Luigi Sangregorio. “Per me – mi disse Cufari – ma anche per tanti altri miei compagni di squadra è stato un padre. Una persona competente, generosa e amante dello sport”. Nel nostro disquisire mi sono reso conto di come il trascorrere degli anni avessero arricchito il suo modo di vivere e di stare con gli altri. Per me rimane uno di quei personaggi che hanno contribuito a rendere mitici gli anni della Polisportiva. Quell’annata 1964-65 con Cufari mister Ricciardi aveva a disposizione fior di giocatori Tocci, Branca, Prantera, Belsito, Granato e Salimbeni tanto per citarne solo alcuni. Caro prof. Cufari ti ricorderò sempre per la tua generosità, umanità, affabilità ma anche perché hai contribuito a scrivere pagine storiche del calcio coriglianese, quel calcio che, purtroppo, da troppo tempo, non riesco più a vedere. Chi ti ha voluto bene, chi ha vissuto con te, ma soprattutto tutti coloro che, come me, hanno avuto la fortuna di incontrarti oggi piangono la tua prematura scomparsa perché sei stato un esempio di uomo, di padre, e di uomo di sport. 

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