Lascia il carcere il presunto membro del “Tribunale Criminale di Corigliano”

Il Tribunale di Castrovillari, all’esito dell’udienza collegiale che si è celebrata oggi, ha disposto scarcerazione del pluripregiudicato Arturi Giovanni alias “A Vozza”, in totale accoglimento della richiesta in tal senso avanzata dagli Avvocati Pasquale Di Iacovo e Antonio Pucci. Giovanni Arturi era stato arrestato nei mesi scorsi in esecuzione di ordinanza di custodiale cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Castrovillari, in quanto ritenuto gravemente indiziato di essere partecipe di un’associazione a delinquere finalizzata alla commissione di innumerevoli estorsioni, furti,

 

 

danneggiamenti e rapine in danno di proprietari terrieri, commercianti e comuni cittadini nonché per aver commesso una serie di condotte aggressive in danno di alcune persone che facevano parte di un contrapposto gruppo criminale dedito alla commissione di reati contro il patrimonio, senza versare una parte dei proventi nella “bacinella” della criminalità organizzata locale, all’epoca capeggiata da Solimando Filippo.
L’indagine era iniziata dal danneggiamento della macchina di un carabiniere dell’aliquota radiomobile che da tempo monitoravano la banda contrapposta che risiedeva allo scalo di Corigliano.
Nel corso della successiva attività di indagine i Carabinieri avevano verificato come sul territorio purtroppo c’era una sorta di controllo generalizzato che partiva dall’alto, ossia di fenomeni di più ampio respiro, probabilmente consolidati nel corso degli anni. 
Organizzazioni mafiose che controllavano le dinamiche del territorio. 
L’attività della contrapposta banda di persone che risiedevano allo scalo di Corigliano era però entrata in conflitto con le dinamiche di queste organizzazioni più ampie e quindi i Carabinieri avevano documentato tutto attraverso servizi di intercettazione che venivano picchiati selvaggiamente a scopo punitivo e repressivo di quello che erano le responsabilità per i fatti commessi in precedenza e da lì si è sviluppata tutta l’attività d’indagine.
Quello che è emerso è che ad un certo punto, uno dei soggetti che viene colpito, in 24 ore ha subito due aggressioni violentissime, uno al mattino e l’altra nel pomeriggio, a rimarcare qual era il comportamento da non tenere più mentre dovevano allinearsi ad altre logiche; questa persona decide di affidarsi ai carabinieri e raccontare cosa stava succedendo.
I Carabinieri hanno documentato sostanzialmente come le persone che venivano sospettato di essere gli autori di determinati crimini contro il patrimonio non consentito dall’organizzazione madre, venivano portate davanti ad una sorta di Tribunale in cui sedeva il Solimando come presidente del Tribunale ed al suo fianco sedevano Arturi Giovanni e Sabino Luigi, i quali, dopo che interrogavano e contestavano alle persone sospettate di aver rubato senza versare una parte dei proventi all’associazione criminale, infliggevano anche la condanna che poi veniva eseguita con queste spedizioni punitive particolarmente gravi nelle loro dinamiche.
Le risultanze della su esposta attività investigativa sono state portate davanti al Tribunale di Castrovillari, dove nel corso delle udienze tenutesi oggi e lo scorso 13 dicembre 2018, sono stati interrogati i Carabinieri che avevano svolto le indagini.
In particolare sono stati controesaminati i Carabinieri dagli Avvocati Pasquale Di Iacovo e Antonio Pucci, entrambi difensori di Arturi Giovanni ed all’esito del controesame conclusosi oggi, i predetti difensori hanno avanzato al Tribunale la richiesta di scarcerazione di Arturi Giovanni, quest’ultimo imputato con le accuse di partecipazione ad associazione a delinquere per aver partecipato al “Tribunale criminale” capeggiato da Solimando Filippo e composto anche dai due “giudici” Arturi Giovanni e Sabino Luigi e per aver altresì partecipato alla commissione di estorsioni, furti e ricettazioni in danno di diversi cittadini.
Il Tribunale di Castrovillari, ritenendo che Arturi Giovanni, per come emerso sino a questo momento processuale, non sia da ritenere talmente pericoloso da dover essere ristretto necessariamente in carcere, ha accolto la richiesta degli Avvocati Di Iacovo e Pucci, sottoponendo l’Arturi alla meno afflittiva misura cautelare degli arresti domiciliari, in attesa della definizione del processo di primo grado. 

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