Lettera a mio zio Nicola Gallo tragicamente scomparso

Ciao zio
Volevo scrivere qualche parola per provare a descrivere il vuoto nell'anima che ci hai lasciato quel maledetto sabato di qualche giorno fa. A volte commettiamo l'errore di sentirci così presuntuosi da crederci immortali fino a quel momento in cui ci viene tolto il fiato, ci viene tolta la terra sotto ai piedi, quel momento in cui il cuore sembra un ammasso di coriandoli grigi.

 La tua assenza è una sensazione strana, una sensazione figlia della moltitudine di pensieri e ricordi che da ormai da tre settimane rimbalzano, rimbombano, rieccheggiano nelle azioni, nei pensieri, nelle piccole cose di tutti i giorni. Insistente il sentire in cuor mio la voglia forte di voler dare un ultimo saluto con queste mie parole, ed un'istantanea a chi come me ha avuto la fortuna di conoscerti, apprezzarti, amarti. Ho allora provato a scegliere nei ricordi che ho di te ciò che potrebbe descriverti al meglio, ciò che possa rendere l'idea di ciò che sei stato per me, di ciò che sei stato per noi, di ciò che sei stato per tutti. Quasi come se la vita stessa faccia dell'ironia sulle strade che percorriamo e le destinazioni che raggiungiamo, quando penso a te ho di fronte il mare, astratto come i ricordi che ho di noi, eppure così concreto come la moltitudine di passioni di cui mi rendevi partecipe, tra un polpo e una spigola, la formula uno di Shumi, la motogp di Vale, la voce di De Gregori o il basso di Roger Waters. Eppure, caro compare, questi tentativi mi sembravano non esaustivi. Ed il motivo era semplice, una sinfonia triste fatta del silenzio che provoca l'incredulità, uno sguardo vuoto, amaro, visibile negli occhi di coloro che increduli venivano a porgerti l'ultimo saluto in uno di quei giorni come tanti che riuscivi a rendere diversi con il tuo sorriso, le tue abitudini, i pacchetti di sigarette a cui tiravi via l'etichetta in maniera precisa, il sistemarti gli occhiali alla ricerca di concentrazione o delle parole giuste, l'infinita pazienza nei confronti di tutto ciò che succedeva e quella naturale scioltezza con cui cercavi, e molto spesso trovavi la soluzione, quel modo vivace, curioso e accesso con cui hai sempre vissuto i tuoi hobby e le tue passioni. Allora ho capito che ciò che ci rende immortali è ciò che rimarrà di noi nelle persone che ci hanno conosciuto, le idee che abbiamo condiviso con chi ci ha apprezzato, l'amore che abbiamo dato e quello che abbiamo ricevuto, ho capito che sarai qui ogni volta che proverò a raccontarti da nipote e figlioccio, ed ogni volta in cui in altrettanti e migliori modi ti ricorderà e racconterà di te la tua famiglia, chi ti ha chiamato amore, papà, figlio, avvocato, amico o semplicemente Nicò.

Ti voglio tanto bene.

Vincenzo 

 

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