Turismo, vetrina internazionale per il centro storico: “E' un museo all’aperto”

Il borgo antico di Corigliano Calabro assurge in queste ore agli onori della cronaca del turismo internazionale. E lo fa grazie al racconto di un’emozionante esperienza di viaggio a firma di Magda Karolina Romanow Filim su “Gazzetta Italia”, l’unico magazine bilingue italiano-polacco, che nel centro storico ausonico ha fatto recentemente visita insieme ad alcuni suoi connazionali, rimanendo affascinata dalla bellezza dei luoghi.

“I paesi come Corigliano non vengono visitati come le grandi città turistiche. Perché qui – questo si legge nel testo pubblicato – si esplora la quotidianità ed invece di seguire le guide turistiche si ascoltano le storie raccontate dai residenti che con entusiasmo suggeriscono dei percorsi nascosti, non evidenti a prima vista, che conducono tra le mura secolari dei palazzi e portano spesso ad una piazza, terrazza panoramica o in un grazioso e tranquillo cortile. Nelle piccole città del sud è difficile imbattersi in turisti non italiani, e nel periodo estivo, soprattutto durante i fine settimana quando gli abitanti locali riposano al mare, i paesi sembrano completamente vuoti. In realtà, Corigliano Calabro è un paese storico, da dove molti abitanti, soprattutto i giovani, si sono trasferiti nella zona più moderna, Corigliano Scalo, situata più vicino alla costa. Gli antichi paesini della Calabria costruiti sulle cime delle colline assomigliano alle fortezze piene di segreti, da esplorare in silenzio, ascoltando i suoni della città che vive nel suo ritmo, come le storie di un vecchietto per cui proviamo un grande rispetto. A Corigliano Calabro, sulle case costruite una accanto all’altra come un solido domino di pietra, svetta il castello ducale. La gente del posto ne parla con orgoglio e entusiasmo del tutto comprensibili. L’edificio fu costruito nel XI secolo per incarico di Roberto il Guiscardo come una fortezza di guardia da cui era possibile controllare tutte le zone circostanti. In seguito, nel corso dei secoli il castello passò di mano in mano tra le famiglie nobili (Sanseverino, Saluzzo, Campagna). I loro stemmi si possono ammirare appesi sopra il portone principale del castello circondato dal fossato. Le potenti mura restaurate della fortezza nascondono un incantevole cortile, una piccola cappella, bei corridoi e le stanze accuratamente attrezzate, come se i proprietari ci vivessero fino ad oggi. La sala da ballo viene chiamata anche la sala degli specchi, ed il suo soffitto, oltre ai meravigliosi lampadari, è decorato con l’affresco “Palcoscenico della vita” di Ignazio Perricci. Quest’opera, dipinta con una tecnica “trompe-l’oeil”, per dare l’illusione di tridimensionalità e con una prospettiva aperta, mostra il cielo stellato e dei personaggi che si affacciano dal balcone verso i visitatori che sollevano la testa verso l’affresco. Invece una stretta scala a chiocciola porta ad una delle torri, da cui è possibile ammirare i tetti di color rame delle case, la cupola della chiesa di Sant’Antonio che brilla, riflettendo i raggi del sole, la stradina che porta al paese la quale vista dall’alto sembra un filo sottile sparso casualmente, ed una vasta costa, distante solo di pochi chilometri. Guardando giù dalla torre, sembra che si possa chiudere tutta la zona in una mano, e le stradine nella parte vecchia della città assomigliano alle fessure strette fra i libri di una grande biblioteca. Poi, passeggiando sotto la collina, si scoprono dei vicoli tranquilli, come se camminando togliessimo piano piano degli strati invisibili della città; si apprezza il silenzio di un caldo pomeriggio, mentre la maggior parte dei residenti riposa al mare a Marina di Schiavonea, dove d’estate si trasferisce la vita sociale degli abitanti locali. Passiamo accanto alla piccola chiesa di Santa Chiara, nascosta tra i palazzi, per poi arrivare attraverso un passaggio stretto in via XXVI Maggio. Lì, entriamo sul Ponte Canale, costruito nel XV secolo sopra via Roma che sale verso il cuore del paese. Originariamente il ponte svolgeva il ruolo di acquedotto, che portava l’acqua alle principali piazze della città. Attualmente, fermandoci a metà del ponte, possiamo ammirare in lontananza una sottile linea dell’orizzonte dove il mare incontra il cielo dello stesso colore. Prima però, davanti a noi si estende un campo ondulato di tetti di color rame con degli sporgenti camini storti di pietra. Perdersi è impossibile, e quando finalmente raggiungiamo via Villa Margherita nelle gambe sentiamo un dolore piacevole dovuto alla bella camminata appena fatta. Da lì solo pochi minuti in macchina ci dividono da Corigliano Scalo, dal porto vivace e dalla costa. Decidiamo di restare un po’, riflettendo. In tempi di consumismo quasi onnipresente, spesso quello che ci affascina di più è la semplicità. Ed i paesi ancora poco conosciuti del sud d’Italia - così si conclude il racconto - sono come un’oasi tranquilla da esplorare lentamente, camminando; sono dei sereni musei all’aperto, dove i biglietti d’ingresso non mancano mai, ed i viaggiatori che riescono con un dovuto rispetto ad immergersi nella quotidianità del posto sono sempre accolti a braccia aperte intorno a una tavola apparecchiata”.
Fabio Pistoia 

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