Corigliano, Sgarbi presenta il libro del bambino approdato al porto


Continua a far parlare di sé “La favola del piccolo Cisse”, la commovente fiaba moderna scritta da Franco Corbelli e narrante, in realtà, una storia vera ambientata al porto di Corigliano Rossano. Il testo (gratuito e scaricabile anche sul web), paragonato alla favola di Pinocchio e al libro Cuore, è stato presentato oggi al Salone Internazionale del Libro di Torino nello stand della Regione Calabria, nell’ambito del focus “La Calabria che accoglie”. 

Sono stati lo storico dell’arte e deputato Vittorio Sgarbi, il governatore calabrese Mario Oliverio e l’ex Prefetto di Cosenza e attuale Prefetto di Livorno, Gianfranco Tomao, a parlare de “La favola del piccolo Cisse”, il racconto-verità sulla tragedia epocale dell’immigrazione e sul grande valore della solidarietà e dell’accoglienza, una testimonianza drammatica e reale sulla sofferenza e la disperazione di un popolo in fuga da guerre, persecuzioni e miseria.

Nel volume, che ha commosso il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e il Presidente della Camera, Roberto Fico, viene documentata l’incredibile, commovente e fiabesca storia del bambino ivoriano di 5 anni salvato in mare, insieme a centinaia di altri profughi, da una Ong, Save the Children, sbarcato da solo, quasi due anni fa (il 15 luglio 2017), da una nave tedesca stracarica di migranti, al porto di Corigliano, alla ricerca del suo papà in Europa; tutto questo dopo che gli scafisti avevano imprigionato la madre mentre, dalla spiaggia della città libica di Sabratha, insieme stavano per salire su un barcone diretto in Italia, dopo che, con sacrifici e sofferenza e rischiando la vita, avevano attraversato il deserto per arrivare in Libia. La storia ha avuto un lieto fine. Grazie alla straordinaria, ininterrotta mobilitazione subito promossa da Diritti Civili, con la collaborazione anche di altre Istituzioni locali e l’Ong Save The Children, sono stati, infatti, come per miracolo, rintracciati i genitori: il papà in Francia e la mamma in Libia, nella prigione lager di Sabratha dov’era stata rinchiusa e da dove è stata poi liberata, facendo ritorno in Costa D’Avorio.
Oggi il piccolo Cisse e il suo papà (in attesa, se non lo ha già fatto nel frattempo, che li raggiunga anche la mamma), dopo essere rimasti un anno in Italia (sei mesi in Calabria, con l’affido provvisorio del bambino alla famiglia di un bravissimo poliziotto cosentino) e sei mesi in un centro Sprar pugliese, sono, dal luglio dello scorso anno, a Parigi, in quel Paese, la Francia, dove sognavano di poter un giorno arrivare anche a rischio, salendo su un pericoloso barcone, della propria vita.
Fabio Pistoia
 

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