Verso la Festa di San Francesco: la gratitudine dei Coriglianesi per la fine della guerra


I cittadini residenti nell’area urbana di Corigliano si preparano ai tradizionali ed attesi Solenni festeggiamenti in onore di San Francesco di Paola, per il quale nutrono sentimenti di profonda fede e devozione popolare. Come non ricordare in questi momenti, pertanto, protagonisti e vicende strettamente connesse al Santo?

A distanza di poco più di cento anni dalla fine della Prima guerra mondiale, la memoria ci riconduce ad una pagina storica della comunità coriglianese, narrata dalle cronache locali e tramandata da quel prezioso scrigno costituito da archivi e biblioteche. È il 16 novembre 1918 e, per celebrare degnamente la cessazione delle ostilità, la città di Corigliano indice una solenne festa di ringraziamento in onore del suo Patrono, San Francesco di Paola, tra fervore religioso e giubilo popolare. L’avvenimento, d’altronde, è speciale, la circostanza impone celebrazioni ad hoc.
Come riporta “Il Popolano” (n. 37-38 del 18 dicembre 1918), la sera di sabato 16 novembre la musica da piazza Vittorio Emanuele si recò, suonando per la città, nella chiesa del Santo, ove si celebrò il “Te Deum”: “Nelle prime ore di domenica, e malgrado il tempo nuvoloso e alquanto freddo, la musichetta cittadina, riorganizzata alla meglio dal nostro Direttore sig. Dragosei, al suono dell’inno reale, si recò a portare il primo saluto al Santo Protettore di Corigliano. La città si andava rianimando a poco a poco come nelle grandi solennità; e quando, verso le 10, la musica – che sempre suscita entusiasmo nei cuori di tutti – risalì verso la chiesa del Santo, una folla immensa si riversò in Piazza Plebiscito e poi nella Chiesa per assistere alla messa di ringraziamento”.
“La Chiesa – ricorda ancora il giornale dell’epoca – era parata a festa, tutta ornata di bandiere d'ogni grandezza. Il Santo era adornato e contornato dai vivaci tricolori, che facevano esultare di gioia ogni cittadino che non avesse l'animo abietto e la coscienza venduta. Verso le ore 11, uscì la processione del santo, preceduta dalle confraternite, dalla musica, dal clero, dai parroci e da cento e cento bandiere. Le strade erano tappezzate da drappi di seta di vari colori, che facevano un effetto magnifico, e per tutte le finestre erano bandiere d'ogni dimensione. Chi non aveva potuto averne una dai colori nazionali, aveva appuntato ad un'asta, ad una canna, uno scialle bianco con dei nastri rossi e verdi; altri avevano unito un fazzoletto bianco ed uno rosso con un nastro verde, ed altri uno verde ed uno bianco con nastro rosso. Si vedevano di tanto in tanto anche delle bandiere americane, inglesi e francesi. Un immenso popolo seguiva la statua del Santo, che parea sorridesse di tenera compiacenza per la fine della terribile carneficina”.
La processione, scesa dalla via San Francesco, percorse piazza del Popolo, via Roma, villa Margherita, gradoni Sant’Antonio, largo Costantinopoli, via L. Palma, corso Principe Umberto, piazza Vittorio Emanuele, via Orefici, piazza Cavour, via Toscano, via Capalbo, via Giudecca, via Garopoli, corso Garibaldi. Arrivati a piazza Plebiscito, si portò la statua sullo spiazzale e si fece, come al solito, la benedizione al mare e alle campagne. Rientrati in chiesa verso le ore 13, si cantò un solenne “Te Deum” e con la benedizione ebbe termine la emozionante e patriottica festa. La comunità ringraziò il Cappellano Antonio De Rose e la Commissione della festa, ad iniziare da Alfonso Quintieri, il quale, pur essendo in procinto di tornare in Albania, dove prestava servizio militare, aveva tutto ordinato perché alla festa non mancasse la dovuta solennità.
Così Corigliano volle dimostrare al Santo Protettore la sua viva riconoscenza per la grazia ricevuta. La fine del conflitto bellico, l’inizio di una nuova era.

Fabio Pistoia

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