
di Francesco Pacienza
Quando Isaac Asimov pubblicava nel 1950 la sua celebre raccolta Io, Robot, la figura dei “cervelli positronici” appariva come una raffinata speculazione teorica. Asimov, scienziato prima ancora che scrittore, non descriveva la tecnologia del suo tempo, ma intuiva con straordinario presagio i nodi etici che avrebbero avviluppato il futuro. La domanda che ogni lettore della saga asimoviana si pone oggi di fronte all’accelerazione travolgente delle reti neurali e degli agenti autonomi è inevitabile:
quanto c’è ancora di fantascienza in quelle pagine e quanto è già diventato la nostra quotidianità? LEGGI ARTICOLO COMPLETO

