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CORIGLIANO-ROSSANO CAPITALE DELLA CULTURA 2029 O CAPITALE DELLA PROPAGANDA E DEI REEL?

Posted on Settembre 9, 2026 By Redazione

di Salvatore Campana
Da cittadino sarei il primo a essere felice se Corigliano-Rossano riuscisse davvero a conquistare il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2029. Sarebbe un risultato prestigioso e potrebbe rappresentare una straordinaria occasione di rilancio per una città che possiede un patrimonio storico, artistico e religioso di enorme valore, ma che da troppo tempo fatica a trasformarlo in sviluppo, lavoro, servizi e qualità della vita.

Proprio per questo, però, prima di applaudire alle fotografie al Castello Ducale, ai tavoli con le associazioni e alle dichiarazioni entusiaste, qualche domanda sarebbe opportuno porsela.

All’incontro vengono indicati il Vicesindaco e Assessore alla Cultura Giovanni Pistoia, il Presidente della Fondazione De Luca Vincenzo Piro, dirigenti e funzionari comunali e rappresentanti delle associazioni. Tutte presenze legittime e certamente utili. Ma, se fosse sostanzialmente questa la struttura chiamata a costruire la candidatura, è lecito chiedersi, senza nulla togliere alle capacità personali di ciascuno, se vi siano davvero tutte le competenze necessarie per progettare e redigere un dossier di livello nazionale.

Perché amministrare la cultura è una cosa, costruire attraverso la cultura un progetto di trasformazione urbanistica, economica e sociale di una città è tutt’altra. Servono professionalità specifiche, esperienza nella progettazione complessa, capacità di individuare risorse, opere, tempi e risultati e di presentare alla commissione non una raccolta di buone intenzioni, ma un progetto credibile.

Del resto, il Ministero valuterà proprio la qualità della struttura incaricata di sviluppare il progetto, la presenza di cofinanziamenti pubblici e privati, la realizzazione di opere e infrastrutture destinate a rimanere alla collettività, la coerenza del cronoprogramma e la capacità di completare interventi già avviati.

Significa, insomma, progettare il futuro di una città.

Ed è proprio qui che nasce una contraddizione politica difficile da ignorare: si chiede oggi ai cittadini di credere in un grande progetto per il futuro proposto da chi, agli occhi di molti, quel futuro lo ha già ostacolato nella vicenda Baker Hughes. Una vicenda sulla quale esistono ricostruzioni e valutazioni contrapposte, ma che per una parte della città resta il simbolo di una grande occasione di sviluppo sfumata e che rende ancora più necessario, oggi, pretendere chiarezza, credibilità e concretezza quando si torna a parlare di futuro.

Per questo, se oggi l’Amministrazione propone una nuova grande sfida per il futuro di Corigliano-Rossano, è più che legittimo pretendere di conoscere il progetto concreto che c’è dietro l’annuncio.

E poi c’è la città reale.

Basta guardare il centro storico di Rossano, che per storia e patrimonio dovrebbe rappresentare uno dei punti di forza della candidatura e uno dei luoghi simbolo della bizantinità meridionale. Accanto a questa straordinaria eredità culturale c’è però un presente fatto, in diverse aree, di degrado, spopolamento, immobili chiusi o inutilizzati, servizi insufficienti e un commercio di prossimità ormai praticamente inesistente.

È questa la realtà con la quale bisogna confrontarsi prima di immaginare Corigliano-Rossano Capitale Italiana della Cultura.

E non siamo noi cittadini a dover spiegare all’Amministrazione quali opere realizzare. Non spetta a noi progettare accessibilità, mobilità, recupero del patrimonio immobiliare, servizi o interventi capaci di restituire funzioni e vita ai centri storici.

È esattamente ciò che deve dirci chi ha deciso di candidare la città.

Quali opere strutturali sono ritenute necessarie? Quali interventi saranno realizzati sul centro storico? Come si pensa di affrontare degrado, spopolamento, desertificazione commerciale, accessibilità e mancanza di servizi? Quali progetti già finanziati saranno effettivamente conclusi entro il 2029 e quale funzione avranno gli immobili recuperati?

Ma c’è una domanda ancora più semplice, alla quale prima o poi bisognerà dare una risposta precisa: quanto costa tutto questo e chi paga?

È stato previsto un budget per la candidatura? Quanto è stato stanziato per la redazione del dossier? Sono stati o saranno incaricati progettisti, consulenti ed esperti esterni? Con quale procedura saranno scelti, quanto costeranno e con quali risorse verranno pagati?

E, soprattutto, se il progetto prevede opere e interventi sulla città, quale somma è complessivamente disponibile per realizzarli e da dove arriveranno quei soldi?

Sono risorse comunali? Regionali? Fondi nazionali o europei? Investimenti privati? Cofinanziamenti? Quali somme sono già certe e quali, invece, sono soltanto da reperire?

Non sono domande marginali. Il dossier da presentare entro il 23 settembre 2026 deve contenere espressamente anche una valutazione della sostenibilità economico-finanziaria. E il milione di euro previsto dal Ministero non rappresenta un fondo oggi disponibile per preparare la candidatura o trasformare la città: sarà assegnato soltanto alla città che vincerà, per realizzare le attività previste nel dossier.

Dunque, se si parla di rigenerazione, infrastrutture, recupero del patrimonio, mobilità e servizi, bisogna necessariamente spiegare con quali risorse si pensa di farlo.

Al momento, almeno nella comunicazione pubblica che ha accompagnato questi primi incontri, di tutto questo si sa ancora troppo poco. Ed è proprio ciò che sarebbe necessario conoscere: chi sta materialmente costruendo il dossier, quali competenze sono state coinvolte, quale budget è stato previsto, quali opere vengono considerate strategiche e quali coperture finanziarie esistono.

Perché Corigliano-Rossano il patrimonio culturale per candidarsi lo possiede certamente. Quello che deve dimostrare di possedere è una squadra all’altezza, un progetto credibile, le risorse per sostenerlo e la capacità di trasformarlo in risultati concreti.

Se queste risposte arriveranno, sarò il primo ad augurarmi che la candidatura vada fino in fondo.

Se invece continueremo a vedere soprattutto riunioni, comunicati, fotografie e dichiarazioni, senza sapere chi progetta, quanto costa, quali opere si intendono realizzare e con quali soldi, allora sarà difficile non chiedersi se Corigliano-Rossano 2029 sia davvero una candidatura a Capitale della Cultura o l’ennesima occasione di propaganda.

L’ennesimo reel da pubblicare sui social e l’ennesima manina con il pollice rivolto verso l’alto.

Perché per diventare Capitale della Cultura non servono i like. Servono competenze, progetti, risorse e risultati.

Salvatore Campana

Attualità, Uncategorized Tags:corigliano rossano, cultura

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