di Piera Oranges
Conosco Francesco Marino Scarcella da quando era poco più che un ragazzo.
Lo conosco da quando, insieme a mio marito Vincenzo Gallo, al quale Francesco era molto legato, collaborava nell’ufficio che si occupava di compravendita immobiliare.
Già allora mi colpivano di lui alcune qualità che, a distanza di tanti anni, ritrovo ancora intatte: la sensibilità, l’umiltà, la disponibilità verso gli altri. E poi quella passione per la politica che aveva già da ragazzo e di cui amava parlare.
Da quando è stato eletto consigliere comunale, ho avuto modo di seguire ancora più attentamente il suo percorso. Ho letto tante parole su di lui: complimenti, riconoscimenti, ma anche critiche e attacchi, alcuni dei quali, a mio avviso, davvero insistenti.
Eppure c’è una cosa che mi ha sempre colpita nel suo modo di affrontare tutto questo.
Francesco risponde con il sorriso. E lavorando ancora più di prima.
Non voglio parlare per sentito dire. Voglio raccontare un episodio che mi è capitato personalmente qualche giorno fa.
Vivo a Schiavonea da moltissimi anni e, nella traversa dove abito, da tempo c’era un pozzetto rotto proprio davanti al mio cancello. Una situazione che creava disagio a me, ma anche a chi percorreva quella strada, perché il problema si trovava praticamente in mezzo alla carreggiata.
Ho segnalato il disagio a Francesco e lui si è subito interessato alla situazione, venendo personalmente a fare un sopralluogo per verificare il problema.
Io, sinceramente, mi sono quasi vergognata a chiedergli se poteva fare qualcosa per quella situazione. Ma lui ha semplicemente ascoltato e si è attivato.
Il giorno dopo, uscendo di casa, ho trovato il pozzetto riparato.
Gli ho scritto per ringraziarlo e la sua risposta mi ha fatto sorridere. Mi ha detto, in sostanza, che non dovevo ringraziare nessuno perché aveva semplicemente fatto il suo dovere: aveva visto un problema, si era accertato della situazione e lo aveva segnalato agli uffici competenti.
Ecco, forse è proprio questo che vorrei dire.
La politica, prima ancora delle grandi opere e dei grandi progetti, dovrebbe essere anche questo: vedere un problema e cercare di risolverlo.
Non importa quanto sia grande. Può essere una strada, un servizio, una questione che riguarda centinaia di cittadini oppure, semplicemente, un pozzetto rotto davanti al cancello di una signora.
Perché dietro ogni piccolo problema c’è una persona che quel problema lo vive ogni giorno.
Francesco io lo vedo così.
Lo vedo come un uomo che ama profondamente la sua città. E quando parla di Corigliano lo si percepisce: si emoziona, si illumina, racconta con passione la sua terra e, soprattutto, il suo amato centro storico.
In questi due anni l’ho visto ovunque, sempre impegnato, sempre presente. E credo che questo suo amore per la città non sia qualcosa che abbia imparato dopo essere diventato consigliere comunale.
Ce l’ha dentro. Ce l’ha nel sangue.
Forse è proprio per questo che, quando gli parli, non sembra di parlare con una persona che ricopre semplicemente un ruolo istituzionale. Sembra di parlare con qualcuno che sente davvero la responsabilità di quello che fa.
E voglio aggiungere una cosa che per me ha un significato particolare.
Io Francesco l’ho conosciuto prima del consigliere comunale. L’ho conosciuto quando era ragazzo, quando frequentava mio marito Vincenzo, quando la politica era soprattutto una passione e non ancora un incarico.
E ritrovare oggi, dopo tanti anni, quella stessa sensibilità e quella stessa umiltà è qualcosa che mi fa piacere.
Non scrivo queste parole perché Francesco abbia risolto il problema di un pozzetto davanti casa mia. Non sarebbe una ragione sufficiente.
Le scrivo perché quel piccolo episodio mi ha ricordato chi è la persona che conosco da tanti anni.
Una persona che, invece di aspettare che qualcuno gli chieda qualcosa, qualche volta si accorge semplicemente che c’è un problema e prova a fare la sua parte.
Qualche giorno fa, dopo aver raccontato questo episodio ad alcuni amici di mio figlio, che sono venuti da Roma e sono ospiti a casa mia, mi hanno detto scherzando:
“Ma non è che ce lo potete mandare per qualche mese anche da noi?”
Ho sorriso.
No, cari amici. Francesco ce lo teniamo stretto.
Perché Corigliano-Rossano ha bisogno di persone che amino davvero questa città, che la vivano, che la conoscano e che abbiano ancora voglia di lavorare per migliorarla.
E io, che Francesco lo conosco da quando era ragazzo, oggi sento semplicemente di poter dire pubblicamente una cosa:
bravo Francesco. Continua così.
Davanti a te, sono certa, c’è ancora molta strada.
E spero che tu possa percorrerla sempre con lo stesso sorriso, la stessa umiltà e lo stesso amore per la nostra Corigliano-Rossano.

