Il Sindaco di Corigliano-Rossano, Flavio Stasi, ha diffuso un comunicato stampa in cui denuncia la cancellazione del servizio di emodinamica dalla rete SCA (Sindrome Coronarica Acuta) prevista per il nuovo ospedale della Sibaritide, insieme ad altri ospedali calabresi. Secondo il Sindaco, la decisione sarebbe contenuta in una delibera regionale del 21 luglio 2026.
Stasi sostiene che il documento sulla rete SCA approvato dalla Giunta Regionale sarebbe stato copiato da un analogo documento friulano, citando come esempio un riferimento al trasferimento di pazienti fragili verso Gemona, comune di 10mila abitanti in provincia di Udine.
Il Sindaco ricorda che il DCA 78/2024 prevedeva l’emodinamica, inserita nella rete SCA, per gli ospedali di Corigliano-Rossano, Paola, Lamezia Terme e Vibo Valentia. Con la delibera del 21 luglio 2026, secondo Stasi, questo servizio sarebbe stato cancellato «senza nessuna vera spiegazione di carattere tecnico, sanitario o istituzionale».
Il Sindaco collega la vicenda al progetto Azienda Zero, definendolo una centralizzazione dell’organizzazione sanitaria regionale che non avrebbe «nulla a che vedere con la nostra salute». Cita anche il caso delle aziende sanitarie provinciali, di cui denuncia un bilancio «disastroso» sul piano contabile, amministrativo e sanitario.
Stasi definisce «una beffa» per i cittadini di Corigliano-Rossano la situazione del nuovo ospedale della Sibaritide, descritto come il più costoso d’Italia e destinato a essere gestito da un privato. Secondo il Sindaco, la struttura partirebbe senza medicina nucleare e senza emodinamica.
Nel comunicato si fa riferimento anche alla necessità, per i pazienti oncologici, di effettuare la PET a Torre Annunziata o in strutture situate da Roma in su, e alla mancanza di un territorio definito «cardio-sicuro» in caso di infarto.
Il Sindaco chiede al Presidente della Regione e Commissario, Roberto Occhiuto, le dimissioni e delle scuse alla popolazione calabrese. Chiede inoltre «una sanità vicina alle comunità» e soggetta al controllo sociale, e una classe politica regionale diversa da quella attuale.

