L’uomo ha bisogno di raccontare la sua storia, ha bisogno di raccontarsi, e lo fa per rendere tangibile l’illusione della vita. In effetti, a chi è che interesserebbe veramente la nostra storia? In potenza a nessuno.
In realtà, per lo più, esprime l’esigenza dell’uomo di catalizzare il processo di assimilazione dei ricordi o di una data situazione. Finché ti tieni tutto dentro è un po’ come se fosse figlio della tua immaginazione, quindi maggiormente soggetto alla modulazione del volere. Mentre una volta espresso a voce alta, diventa, quasi paradossalmente, una realtà tangibile. La puoi vedere, la puoi saggiare ancora una volta. Un po’ come costruire un puzzle, andando a pescare piccole parti di te stesso.
L’uomo ha bisogno di raccontarsi un po’ per costruirsi una propria biografia, una continuità, in quanto essere umano che deve fare i conti con il tempo … perché dando voce alla sua storia è come se il racconto acquisisse maggiore veridicità.
La verità è che tutti, fortunatamente, abbiamo bisogno di raccontarci. C’è chi lo fa direttamente e chi in maniera più sottile e riservata.
La scrittura ha rappresentato, rappresenta e rappresenterà la memoria. La memoria di noi tutti, delle nostre storie, di quello che è stato e di quello che sarà. Ed è proprio vero infatti, pensandoci, tutto quello che sappiamo, quello che è avvenuto prima di noi, lo dobbiamo solamente alla scrittura, capace di rendere immortale qualsiasi cosa. La parola vola, ma lo scritto rimane e rimarrà per sempre.
Ed è così che siamo riusciti a sconfiggere la fugacità del presente: con la scrittura, che ci regala un senso di eternità, che ci trasporta nel passato, ci fa vivere in modo diverso il presente e ci trasporta nel futuro. Non saremo più costretti a vivere nel tempo in cui ci è dato vivere, ma potremmo passare da un’epoca a un’altra grazie al meraviglioso regalo che la scrittura, con la lettura, ci ha donato.
Questa nostra premessa è necessaria perché l’ultimo, in ordine di tempo, lavoro narrativo del caro amico, Giovanni Scorzafave, si colloca perfettamente in queste nostre considerazioni.
Giovanni Scorzafave, da un po’ di tempo a questa parte, si è ritagliato, a pieno titolo, un posto molto importante tra coloro, e non sono molti ad onore del vero, che con i loro scritti stanno contribuendo in maniera chiara, puntuale e attendibile, a ricostruire la storia della nostra città di Corigliano Calabro (oggi non più esistente come entità amministrativa, ma la speranza che ciò possa tornare in un futuro alquanto prossimo, è davvero dura a morire).
Scorzafave, caparbio e scrupoloso studioso della “coriglianesità” con il suo ultimo lavoro “Il 1946 nella mia città – Il sindaco Giovanni Battista Policastri” – edizioni Libreria Il Fondaco, ci regala il 15° personalissimo contributo a rimettere insieme tanti tasselli di una memoria storica che altrimenti sarebbe stata “divorata” dall’oblio del tempo. Dopo Raffaele Amato e Giuseppe Caracciolo, Scorzafave ci propone la figura di un altro sindaco, Giovanni Battista Policastri. Ma questi personaggi si incastonano perfettamente nel puzzle storico che l’autore aveva in mente da diverso tempo. “Dopo aver narrato nei miei quattro libri precedenti – scrive Scorzafave nella prefazione al volume – gli eventi più significativi avvenuti a Corigliano nel 1952, 1956, 1963 e 1966, mi accingo ora a sollevare il vecchio coperchio incernierato del mio baule della memoria. Qui conservo ancora con cura giornali, libri e riviste che raccontano gli eventi più importanti del 1946: un anno di ricostruzione e speranza per un mondo migliore, dopo le tragedie di una guerra ingiusta e crudele. L’alba di quell’anno, iniziato quasi ottant’anni or sono, dopo i bui anni del fascismo, si apriva con le prime elezioni a suffragio universale, un diritto che fino ad allora sembrava utopistico. A Corigliano fu eletto sindaco l’avvocato Giovanni Battista Policastri, noto ai più come don Battista Policastri. La sua elezione fu accolta con grande entusiasmo da buona parte dei Coriglianesi, ma anche, a dire il vero, con un certo scetticismo da parte di altri.” Ed in effetti Giovanni Scorzafave descrive con passione e rigore storico gli avvenimenti che accompagnarono l’esperienza amministrativa di un sindaco sul quale nel libro l’autore da questo giudizio: “Queste non sono riflessioni di parte, ma il sentito unanime di tutti coloro che lo avevano conosciuto senza pregiudizi, al di là di ogni orientamento politico, ideologico o religioso. In ogni caso – scrive ancora Scorzafave – a prescindere da qualsiasi altra considerazione, sono certo che l’ultimo giudizio su don Battista sarà dato dalla disciplina più antica e onesta di sempre: la Storia”. Come non essere d’accordo con l’autore, anche perché su personaggi con Policastri, Amato, Caracciolo, Dragosei ed altri dei quali l’autore si è occupato in varie narrazioni il tempo, il ricordo, la storia sono fattori che nessuno mai potrà impedire. Infine faccio mia la proposta lanciata da Scorzafave: “Nelle ultime pagine di questi libri, quasi in punta di piedi e a bassa voce – scrive l’autore – mi sono permesso di avanzare qualche proposta per l’intitolazione di alcune vie della nostra città. Piccoli suggerimenti, dettati solo dall’amore per la memoria dei luoghi e dal desiderio di restituire dignità a chi ha lasciato un’impronta profonda nella nostra comunità. Sono certo, tuttavia, che chi dovrebbe raccogliere questi appelli continuerà a far da sordo, insensibile al valore del ricordo. D’altra parte, parafrasando una celebre canzone, ci si accorge ogni giorno di più che «la Storia (non sempre) siamo noi»: troppo spesso la storia la fanno l’oblio, il disinteresse di chi governa e la fretta di dimenticare.” Chiudo complimentandomi sinceramente con l’amico Giovanni perché con questo nuovo lavoro narrativo ha consegnato a tutti noi un ulteriore e importante spaccato di storia coriglianese.

