
CORIGLIANO-ROSSANO – Un territorio a due velocità, dove il mare e lo scalo si accendono di luci e intrattenimento, mentre la montagna scivola nell’ombra dell’indifferenza. La pubblicazione del cartellone delle manifestazioni estive “Coros 2026” ha riacceso con forza i riflettori sullo storico isolamento delle località montane di Corigliano, in particolare Piana Caruso e il Baraccone, scatenando la dura reazione di chi, da anni, si batte per la loro sopravvivenza.
A farsi portavoce di questo profondo malessere è il noto volontario Ernesto Borromeo, che analizza i numeri di un programma estivo dal quale la montagna esce visibilmente penalizzata: a fronte dei ben 30 eventi previsti a Schiavonea e dei 25 programmati a Sant’Angelo, per Piana Caruso e il Baraccone lo zero alla voce programmazione istituzionale lascia spazio a sconcerto e amarezza.
«L’abbandono e il tradimento perpetrato da tutte le amministrazioni comunali da oltre trent’anni nei confronti della montagna di Corigliano lascia perplessi e colmi di angoscia», denuncia apertamente Borromeo.
Scorrendo il programma, le uniche eccezioni non fanno che confermare la regola di un disimpegno pubblico ormai strutturale. La tradizionale festa di San Francesco, evento cardine della stagione montana, si tiene infatti solo grazie all’instancabile sforzo organizzativo dei Padri Minimi e dei volontari. Quanto agli unici due eventi previsti per il 25 e il 31 luglio, si tratta di attività di animazione per bambini e di una rappresentazione teatrale che, pur lodevoli, non presentano alcun legame identitario o di valorizzazione specifica della montagna.
La sopravvivenza delle poche sagre e delle tradizionali feste a Piana Caruso resta così interamente affidata alle tasche e alle braccia dei volontari, costretti ad agire in totale autofinanziamento e senza alcun reale sostegno o sussidio da parte dell’ente comunale.
Di fronte a questo scenario, la reazione di chi vive e ama questi luoghi è unanime. «Le associazioni e i volontari sono senza parole – conclude Ernesto Borromeo – e lanciano un accorato appello a tutti gli amanti della montagna affinché si crei un fronte comune e si ponga finalmente fine a questo storico stato di abbandono e a questa vergogna».

