
Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di un cameriere (e non solo) che risponde punto su punto alle recenti polemiche che attribuiscono lo scarso successo del turismo locale alla presunta mancanza di accoglienza e di “sorrisi” da parte del personale di sala. Un punto di vista interno che accende i riflettori su una realtà fatta di turni estenuanti, temperature proibitive e una clientela sempre più esigente e priva di empatia.
«Sicuramente i camerieri che non sorridono ci sono e ci saranno sempre. Ma vi siete chiesti il perché?»
Un settore in piena crisi occupazionale Parliamo, innanzitutto, di un comparto che si trova in piena crisi da ormai troppi anni, dove trovare personale qualificato – o anche semplicemente disposto a lavorare – sta diventando un’impresa quasi impossibile. È un lavoro di sacrificio che, purtroppo, non vuole fare più nessuno. Ma a parte le dinamiche contrattuali, la vera causa del malumore diffuso non risiede (solo) nell’aspetto economico, come qualcuno ha frettolosamente sentenziato. La verità è molto più profonda: si tratta di stanchezza. Una stanchezza fisica, ma soprattutto mentale, dettata dal dover gestire quotidianamente una clientela diventata spesso insostenibile e insensibile.
La mappa dei comportamenti “assurdi” al ristorante Chiunque lavori a contatto diretto con il pubblico può confermare come il livello di pretese e la mancanza di rispetto delle regole basilari della convivenza siano aumentati drasticamente. Ecco la mappa della quotidianità con cui il personale di sala deve confrontarsi:
I tavoli improvvisati (e rifiutati): Gruppi composti da 5, 6 o anche 10 persone che si presentano senza alcuna prenotazione nei momenti di massimo afflusso. Una volta fatto l’impossibile per trovare una sistemazione d’emergenza, la risposta è un secco: “No, lì non mi piace”.
Gli orari fuori controllo: Clienti che pretendono di pranzare dopo le 14:00 o di cenare dopo le 22:00, ignorando completamente che il personale potrebbe essere in servizio dalle 10:00 del mattino (lavorando a temperature proibitive, specialmente nelle cucine) per staccare poi alle 2:00 di notte.
La fretta ingiustificata: Presentarsi il fine settimana alle 21:30, con il locale visibilmente pieno, ed esordire con la domanda: “Ma quanto ci vuole per mangiare?”. Una pretesa di immediatezza che potrebbe essere facilmente risolta anticipando l’arrivo alle ore 20:00.
La sicurezza dei bambini ignorata: Genitori che lasciano i figli correre, urlare e fare caos tra i tavoli, noncuranti degli altri clienti e dei pericoli. Se un cameriere dovesse accidentalmente rovesciare qualcosa addosso a un bambino spuntato all’improvviso, la colpa di chi sarebbe?
L’incoerenza dei dettagli: Clienti che si atteggiano a “grandi signori” e poi, su un conto da 39 euro, non lasciano nemmeno un euro di mancia. Non che sia dovuta, sia chiaro, ma se si vogliono fare paragoni con gli standard turistici internazionali, bisognerebbe farlo per ogni cosa. Il vero turista, a differenza di molti avventori locali, sa esattamente come si tratta il personale di un locale.
Il cliente non ha sempre ragione Questo scenario dimostra che il vecchio adagio “il cliente ha sempre ragione” è ormai superato. Non tutto è concesso e non tutto è tollerabile solo perché si sta pagando un conto. Quelli elencati sono solo alcuni esempi di un diario di bordo che potrebbe riempire le pagine di un libro.
Per fortuna, conclude lo sfogo, la ristorazione è salvata da una fetta di clienti “normali”, educati e rispettosi, che con un semplice gesto di cortesia e comprensione riescono a far tornare il sorriso anche dopo la giornata più pesante. Buona estate a tutti.

