
Sulla drammatica vicenda che ha colpito Amendolara e che è costata la vita a due lavoratori agricoli, il primo dovere della politica dovrebbe essere il rispetto, la prudenza e la responsabilità.
Di fronte a una tragedia umana di tale portata, ogni tentativo di trasformare il dolore in occasione di polemica politica è un errore grave, che rischia di distorcere la realtà e di allontanare l’attenzione dai problemi strutturali che attraversano il nostro territorio.
Quello dello sfruttamento lavorativo, del caporalato, delle condizioni abitative indegne e della marginalità sociale non è un tema da campagna elettorale: è una questione nazionale, che chiama in causa scelte politiche precise, livelli istituzionali diversi e responsabilità che non possono essere scaricate selettivamente sui Comuni.
Per questo sorprende l’impostazione scelta da Fratelli d’Italia, che concentra le proprie accuse esclusivamente sull’Amministrazione comunale di Corigliano-Rossano, come se un fenomeno complesso e radicato potesse essere ridotto a una responsabilità locale. È un’impostazione comoda, ma profondamente sbagliata, che evita il nodo vero della questione: l’assenza di strumenti efficaci e coerenti a livello nazionale per governare questi fenomeni.
Se davvero si vuole affrontare il problema, allora il terreno del confronto deve essere quello del rafforzamento degli strumenti di contrasto al lavoro nero e al caporalato, non quello della propaganda politica.
Respingo con fermezza anche il tentativo di rappresentare il Comune come inattivo o assente. Al contrario, in questi anni l’Amministrazione ha costruito un sistema strutturato di interventi sull’inclusione e sul contrasto alla marginalità sociale.
Attraverso il SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione, il Comune ha garantito percorsi reali di accompagnamento verso l’autonomia abitativa, lavorativa e sociale, non assistenzialismo.
Con il FAMI – Fondo Asilo Migrazione e Integrazione sono stati rafforzati servizi fondamentali di mediazione culturale, orientamento e inclusione, indispensabili in un territorio ad alta complessità sociale.
Il progetto SUPREME, insieme all’esperienza di SUPREME Boscarello, ha rappresentato uno degli strumenti più concreti nel contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura, intervenendo su territori e contesti dove il fenomeno del lavoro povero e irregolare è più radicato, affrontando un problema che troppo spesso viene evocato solo a parole.
Attraverso il Piano Locale Multisettoriale (PLM) è stata costruita una rete reale tra istituzioni, servizi sociali, terzo settore e mondo produttivo, con l’obiettivo di passare dalle dichiarazioni ai fatti.
E oggi, con le risorse del PNRR, il Comune è impegnato nella riqualificazione dell’area di Contrada Pendino, un intervento che punta a superare situazioni abitative indegne e a trasformare un problema storico in una prospettiva di dignità e integrazione.
La verità è che mentre si alimentano polemiche, il territorio ha già scelto da che parte stare: quella della gestione concreta dei problemi, non della loro strumentalizzazione.
Eppure non si può ignorare che alcune scelte nazionali, a partire dal Decreto Flussi, abbiano prodotto effetti tutt’altro che risolutivi. Un sistema di ingressi non adeguato alla domanda reale di lavoro finisce per alimentare proprio ciò che si dice di voler combattere: irregolarità, sfruttamento e lavoro nero. È un dato politico, prima ancora che amministrativo.
Per questo serve un cambio di approccio. Serve meno propaganda e più responsabilità istituzionale. Perché su temi come questi non esistono scorciatoie né battaglie identitarie: esiste solo la capacità di costruire risposte condivise.
Oggi si è persa un’altra occasione per fare squadra su questioni decisive per il futuro del territorio: la dignità del lavoro, la legalità, l’inclusione sociale e la tutela delle persone più fragili. Ed è proprio questo il punto politico più grave.

