
Si è svolta ieri sera, presso il Beato Felton, nel centro storico di Corigliano, un’importante e affollata assemblea, che ha visto la partecipazione di tanti cittadini desiderosi di comprendere
dove sta andando a finire la sanità della nostra area urbana, mortificata da scelte che vengono dall’alto e di cui non se ne capisce il senso. Presenti, in tanti, coloro che nelle nostre strutture hanno lavorato con spirito di servizio e sacrificio (medici, infermieri, tecnici, amministrativi) e che non hanno fatto mancare il loro apporto alla discussione. I punti essenziali sono quelli emersi in questi giorni nel dibattito pubblico: perché, nel momento in cui la politica si affanna a fare proclami sul buon andamento dei lavori di costruzione del Nuovo Ospedale, si è sentita la necessità di fare questi onerosi e insensati spostamenti di reparti, peraltro quasi solo in un senso? Se a breve avremo questa mega struttura, perché investire ingenti risorse economiche, senza una giustificazione seria, per fare questi travasi? E non ci si venga a dire che questa urgenza sia stata dettata da necessità di sicurezza. Ci è stato assicurato dai responsabili del tempo che, negli anni in cui a Corigliano si facevano 1500 parti o migliaia di interventi di chirurgia generale, di ortopedia, di otorino, ginecologia, il numero di persone inviate presso la rianimazione è stato pressoché uguale allo zero e comunque non verso Rossano. Tra l’altro di avere delle postazioni minime di rianimazione e terapia intensiva era stata una richiesta insistente del Compagna, dove operavano fior di professionisti (cito solo alcuni, Gigli padre e figlio, Pirillo, Guarasci, Borgogna e una divisione di anestesisti molto apprezzata), ma sempre respinta per ragioni che oggi si comprendono appieno. La situazione dell’ospedale nuovo ci appare ancora in alto mare, nonostante le rassicurazioni che ci sono venute dalla platea da parte di alcuni pensionati che, come i famosi “umarell” (persone con le braccia incrociate dietro la schiena) osservano e controllano i cantieri, ma che ovviamente non ci possono dare dati certi, che neanche gli addetti ai lavori conoscono e se ne escono solo con proclami, evitando accuratamente ogni confronto. Qualcuno si è fatto qualche domanda sull’attivismo della d.ssa Bernardi, comprensivo anche di una sceneggiata di dimissioni. Attivismo che è apparso tale solo in una direzione. Stiamo aspettando, ma temiamo invano, che si attivi anche per l’applicazione del compimento delle divisioni tra area medica e area chirurgica, che prevede, secondo gli atti di riferimento, ben più reparti e servizi di quanti ne siano stai trasferiti fino ad ora. Comune è l’intenzione di non mollare per il rispetto delle regole, tra l’altro già mal digerite dai coriglianesi che avevano un servizio sanitario più che decente e che ora vedono quelli che erano i loro reparti più efficienti, dopo il trasferimento a Rossano, ridotti a semplici e poco efficienti ambulatori, nonostante le sicurezze che vengono vantate. Temiamo che la stessa fine possano fare ostetricia e pediatria. Se non si effettua una decente chirurgia ginecologica, le dottoresse e le ostetriche potranno equiparare a semplici “vammane”.
Sono stati presenti anche alcuni giovani politici del luogo, che hanno preso la parola per dirci che ci saranno di sostegno con quello che potranno fare in seno al consiglio comunale. La loro presenza è stata apprezzata e contiamo sul loro sostegno per gli obbiettivi che ci siamo proposti. Mancavano i politici che hanno responsabilità nelle vicende in oggetto. Ci sembra che preferiscono piuttosto farsi una finta guerra di propaganda. Come abbiamo già avuto occasione di dire con la saggezza popolare: quando i mugnai litigano, guardatevi la farina.
A margine ci sono stati anche interventi, non trascurabili, che sollecitano un richiamo agli organi di Giustizia, alla Corte dei Conti, alla Guardia di Finanza per la valutazione di congrui comportamenti nella gestione economica della vicenda. Si prenderanno in considerazione anche questi.
In conclusione si è manifestata l’intenzione di continuare la lotta e cercare di coinvolgere ancora più gente, perché i numeri sono importanti e perché è necessario esercitare controllo sull’operato delle persone che abbiamo eletto o che comunque vengono pagati generosamente con i nostri soldi.
DALL’OSSERVATORIO SULLA CITTA’.
CORIGLIANO CALABRO, 29/04/2026

