
di Dina Luzzi
Corigliano Scalo, da Via Nazionale fra il palazzo della famiglia Cilento e la rivendita di giornali della famiglia Gradilone si imbocca Via Parini, la strada della mia giovinezza.
La ripercorro con la mente, c’è un grande muro a destra, oggi abbattuto, oggi è piazza Salotto, allora un grande capannone per la vendita di materiale edile ed altro, dei fratelli Policastri. Qui era operaio mio padre Natale. Ricordo i camion e gli operai che scaricavano sulle spalle la merce, dal cemento al ferro.
Erano gli anni del boom economico; gli anni della discesa, dai paesi dell’entroterra, di interi nuclei familiari: albanesi, acresi, longobucchesi. I miei genitori erano “ghiegghi”, così venivano derisi chi proveniva dai paesi albanofoni.
Di fronte al capannone, a sinistra, un grande palazzo: le scuole Elementari e Medie e per un breve periodo, al piano terra, il Professionale. Ho iniziato i miei studi qui.
Proseguendo, un grande slargo, perimetrato da un alto muro, dove don Alfredo Cirò misurava, con la pesa a ponte, il peso dei camion carichi di radici di liquirizia, di agrumi, in particolare di clementine che fecero la ricchezza della sibaritide in quel periodo .
Di fronte, “‘u magazzinu” del commerciante di agrumi Bartolomeo, proveniva dal reggino. Lì, nella linea di lavorazione e confezionamento degli agrumi c’erano le donne.
Continuando a camminare, un complesso di abitazioni e fra queste case quella della mia famiglia.
A piano terra il negozio di generi alimentari e cantina gestito da mia madre: Maria a “ghiegghia”. Erano anni in cui esisteva la “libretta”, perchè non tutti avevano sempre i soldi e tanti non hanno più pagato. Mia madre ricorda ma non maledice perchè sa che erano anni duri e il Signore nel corso degli anni gli ha restituito il bene fatto.
Mia madre dice che ognuno di noi deve lasciare nelle persone che incontra “profumo”: profumo di disponibilità, di generosità, di calore umano, di altruismo, di dolcezza.
Quando incontro persone che hanno conosciuto i miei genitori, in quegli anni, dicono tutti: grandi lavoratori e onesti! Non dividono mia madre da mio padre, loro erano una sola persona.
In quegli anni, alla fine della via, hanno costruito il nuovo complesso scolastico e il negozio di mia madre era, dall’inizio dell’anno scolastico, preso d’assalto da tutti i ragazzi che lo frequentavano. Quante generazioni di ragazzi hanno mangiato i panini di “Maria a ghiegghia”! Ancora oggi, quando la incontrano, sorridono e le ricordano i panini.
Oggi mia madre ha 90 anni.
A lei e a mio padre devo ciò che sono e il mio grazie e il mio affetto non sarà mai abbastanza.
Dina Luzzi

