
Era Marzo. Poi Pasqua. Cristo è risorto. Il nido è ancora chiuso. La Resurrezione, un evento straordinario certo, ma evidentemente più rapido dell’apertura dell’asilo di via Maradea.
Ora guardiamo al calendario con una certa curiosità. Prossima tappa: il 25 aprile: la Liberazione. Chissà che non coincida anche con la liberazione del nido. Sembrava aprire, adesso è di nuovo chiuso col catenaccio. Intanto si aprono nuovi cantieri ma chissà quando e se verranno restituiti alla comunità come sta accadendo per il nido di via Maradea.
Magari, finalmente, fra qualche giorno, i bambini potranno entrare.
Magari!
Nel frattempo la macchina amministrativa qualcosa produce: graduatorie provvisorie, graduatorie definitive…
Peccato che le porte restino chiuse.
Perché il punto è tutto qui: si può anche essere perfetti sulla carta, ma se dopo un anno un servizio non parte, il problema non è più tecnico. È organizzativo.
E mentre tutto questo succede, il racconto ufficiale, per i like social, continua. Foto, aggiornamenti, post, tutto ordinato, tutto positivo.
Solo che manca un dettaglio: la realtà.
Dietro quella narrazione non si vede ciò che le famiglie vivono ogni giorno — l’assenza di certezze, la mancanza di tempi, l’impossibilità di programmare. Un asilo nido non è un progetto da raccontare, è un servizio da far funzionare.
E dopo mesi di date annunciate e superate, dopo graduatorie pubblicate senza un’apertura reale, la situazione non è più un ritardo: È una gestione che non sta funzionando.
Aspettiamo il 25 aprile, allora.
Con lo stesso spirito con cui si aspettano le date ormai: senza crederci troppo.
D.D.

