
Vorrei poter scambiare questi auguri in modo diverso. Non con le solite frasi consuete, non celebrando le consuetudini pasquali: “volemose bene e buona pasquetta”.
Non vorrei entrare in polemiche tecniche sul sì o sul no, su referendum o riforme giudiziarie. Eppure mi chiedo: cosa rappresenta davvero un giusto processo? I tempi della giustizia sono civili? La revisione delle cariche e delle funzioni all’interno della magistratura risponde davvero alle esigenze di una nazione moderna? La legge è davvero uguale per tutti? Dopo ogni referendum, davvero ci saranno meno correnti, meno errori, più equità?
La politica dovrebbe rappresentare un modello etico di riferimento. Lo dicevano Berlinguer e Almirante, Moro lo incarnò fino alla morte. Non è una questione di partiti, di rapporti di forza o spiccia propaganda. La Politica, quella con la P maiuscola, è un servizio alla comunità, allo Stato, alle aree culturali e sociali di un Paese. Non è religione: perché la religione non nasce per un sano sviluppo dell’umanità ma dall’affermazione di una presunta verità, e ogni religione ha la sua esclusiva.
E allora cosa dire della Palestina, se non che nessun Gesù, Budda o il Messia ebraico avrebbe mai accettato una simile carneficina? E cosa dire della democrazia occidentale, se non che ha generato mostri e aberrazioni come Donald Trump?
Vorrei dedicare, infine un pensiero alla mia città, Corigliano Rossano, senza alcun trattino. Quando si parlava di fusione, credevo davvero di poter contribuire a un progetto sociale e culturale che valorizzasse una delle aree più belle e storiche del mondo: una città unica, che includesse anche Cassano, cuore centrale della Sibaritide. Il principio da salvaguardare era chiaro: un Piano Strutturale che regolasse e unisse una vasta area. Oggi? Sparito. Reso innocuo.
Chi, dopo otto anni dalla fusione, ha diviso piuttosto che unire le due ex città, non ha fatto i conti con la realtà. I due ospedali oggi diventano terreno di contesa, poiché quei protocolli pre-fusione vengono applicati in malafede, ignorando una popolazione raddoppiata e i bisogni dei più fragili: anziani, bambini, malati terminali. Nessuno ha pensato o voluto aprire un tavolo comune, a una conferenza dei servizi che garantisse tempi certi e massima efficienza per chi ha più bisogno.
Non posso augurare una buona Pasqua. Perché ancora una volta, si è pensato ai propri egoismi, non agli ultimi.


