
CORIGLIANO ROSSANO – Non è stato un semplice convegno, ma una vera e propria “lezione di democrazia” quella andata in scena al Centro di Eccellenza. Le Camere Penali di Castrovillari e Rossano, al cospetto di una platea gremitissima,
hanno riunito le menti più brillanti dell’avvocatura e della magistratura per analizzare la riforma costituzionale, a soli dieci giorni dal voto referendario del 22 e 23 marzo.
É stato un dibattito all’insegna del contraddittorio tra le opposte tesi.
Il confronto è entrato subito nel vivo con le posizioni contrastanti tra accusa e difesa. Il Procuratore della Repubblica di Castrovillari ha aperto i lavori sollevando criticità e sostenendo le ragioni del “No”.
A questa visione ha risposto l’ala favorevole alla riforma. L’Avv. Maria Sammarro, nella sua introduzione tecnica, ha ricordato l’eredità di Giuliano Vassalli, spiegando come la separazione delle carriere sia l’approdo naturale di un sistema accusatorio moderno. Sulla stessa scia, l’Avv. Giovanni Zagarese e l’Avv. Michele Donadio hanno rimarcato come la distinzione strutturale tra chi accusa e chi giudica sia l’unica garanzia per un “arbitro” (il giudice) davvero terzo.
L’Avv. Giovanni Zagarese ha spiegato come la separazione delle carriere non sia un fine in sé, ma il mezzo necessario per garantire un giudice davvero terzo e imparziale, superando le attuali derive del sistema “ibrido”.
L’Avv. Michele Donadio ha sottolineato l’esigenza di una chiara architettura giudiziaria che distingua chi giudica da chi accusa, in linea con i principi occidentali del giusto processo.
Uno dei momenti più intensi è stato l’intervento della Dott.ssa Letizia Benigno. Con una prospettiva interna e coraggiosa, il magistrato si è dichiarata favorevole a una riforma che possa restituire libertà e dignità alla funzione giudicante, offrendo un’ articolata e completa prospettiva di influenza l’influenza delle “correnti” in grado di condizionare la libertà dei magistrati. La dott.ssa Benigno ha sostenuto che la separazione delle carriere non è una “punizione” per i magistrati, ma una tutela per il Giudice giudicante Ha sottolineato che il Giudice deve essere, e apparire, equidistante tra accusa e difesa. Ha ribadito che nel processo accusatorio l’accusa e la difesa devono trovarsi sullo stesso piano davanti a un terzo (il Giudice), e che la riforma costituzionale è l’unico modo per cristallizzare questo principio dell’Articolo 111 della Costituzione. La Giudice ha analizzato criticamente lo slogan più usato dai contrari alla riforma: la presunta perdita della “cultura della giurisdizione” da parte del PM se separato dal Giudice.La cultura della giurisdizione non è un “gene” che si trasmette stando nello stesso ufficio o partecipando agli stessi concorsi, ma è il rispetto delle regole e delle garanzie. Un PM separato resterebbe comunque un organo di giustizia, ma con un ruolo più chiaro e definito, come avviene in molte altre democrazie liberali.
Il prestigio dell’evento è stato suggellato dai relatori di caratura nazionale:
Il Dott. Federico Moleti (Sost. Proc. a Palmi) ha illustrato la necessità di un cambiamento culturale per i PM, orientato verso una giustizia più agile e negoziata.
Il Dott. Costanzo Cea (già Pres. Appello Bari) ha offerto una autentica “lecito magistralis” smontando il concetto di “cultura della giurisdizione” come slogan e difendendo il sorteggio per il CSM come strumento di liberazione dai vincoli associativi.
L’Avv. Valerio Spigarelli (Past Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane) ha infiammato la platea criticando i residui della cultura inquisitoria che ancora frenano la piena attuazione del giusto processo in Italia.
La sessione conclusiva ha affrontato il delicato tema della responsabilità dei magistrati. L’Avv. Liborio Bloise ha tracciato i modelli europei di riferimento, mentre l’Avv. Pasquale Di Iacovo ha analizzato tecnicamente il sistema delle impugnazioni dinanzi alla nascente Alta Corte Disciplinare, prevista dalla riforma per dare maggiore uniformità e terzietà alle sanzioni.
“Abbiamo voluto offrire ai cittadini una bussola per il prossimo referendum” ha dichiarato il moderatore del convegno Avv. Antonio Pucci a chiusura dei lavori. “La separazione delle carriere e la riforma del CSM non sono capricci corporativi, ma pilastri per una giustizia in cui il cittadino sia davvero al centro, protetto da un giudice terzo, autorevole, libero ed indipendente da qualsiasi tipo di condizionamento. Proprio per conseguire queste finalità le Camere Penali sostengono il SÌ al referendum”
L’appuntamento è ora nelle urne, con la consapevolezza che il futuro della Costituzione passa anche attraverso questi momenti di confronto territoriale.


