
Ormai abbiamo perso il conto. L’asilo nido di via Maradea ha più date di apertura che finestre. Doveva aprire a novembre.
Poi a metà novembre.
Poi a gennaio.
Poi dopo la Befana.
Poi — con tanto di post rassicurante — dopo il 15 febbraio.
Siamo a metà febbraio. E niente.
Nel frattempo è uscito l’avviso per l’iscrizione. Le famiglie hanno fatto domanda, come si fa quando si crede alle date che vengono comunicate. Ora si aspetta la graduatoria. Anche quella, per ora, sembra parte dell’arredamento invisibile del nido.
Dal 15 novembre al 15 febbraio sono tre mesi. Tre mesi in cui l’unica cosa davvero puntuale è stata la promessa successiva.
Intanto sotto ogni post è tutto un “Grande sindaco!”, “Avanti così!”, “Orgoglio!”. Gli immancabili “Stasi boy” non mancano mai. E per carità, ognuno tifa per chi vuole. Però mentre si applaude la narrazione, qualcuno dovrebbe chiedersi perché una ristrutturazione iniziata due anni fa non riesca ancora a trasformarsi in un servizio attivo.
Perché qui non si parla di estetica, di aiuole o di luci natalizie. Si parla di un asilo nido. Di un servizio essenziale. Di famiglie che organizzano lavoro e vita sulla base di date che poi spariscono come le storie dopo 24 ore.
A questo punto aspettiamo Pasqua. Magari la resurrezione del nido sarà compatibile con quella del Signore. Almeno sarebbe una data simbolica coerente con l’andamento mistico della vicenda.
Il problema non è fare annunci.
Il problema è farli diventare realtà.
Non serve un post scritto bene.
Serve qualcuno che controlli i lavori, pretenda consegne e dica la verità quando le cose non vanno.
Perché altrimenti più che un’amministrazione sembra una serie a puntate.
Solo che qui non si cambia canale.
D.D.
