In molte aree industriali italiane sono ancora presenti capannoni, coperture e impianti realizzati decenni fa con materiali contenenti amianto. Nonostante questo materiale sia stato vietato da tempo, la sua eredità è ancora diffusa e rappresenta un problema concreto per la salute e per la sicurezza dei luoghi di lavoro e non solo, vi ricordate le dune d’amianto sul lungomare di Pirro Malena? Per questo la bonifica nelle fabbriche è oggi un intervento fondamentale.
Come si svolge un intervento di rimozione
La bonifica dell’amianto è un’operazione delicata che deve seguire protocolli molto precisi. Tutto parte da un sopralluogo tecnico per valutare lo stato dei materiali e definire il piano di lavoro. Una volta autorizzato l’intervento, l’area viene messa in sicurezza: si creano zone di confinamento, si installano sistemi di aspirazione controllata e gli operatori lavorano indossando dispositivi di protezione individuale specifici. Durante la rimozione, le lastre o i materiali contenenti il materiale vengono trattati con prodotti incapsulanti che evitano il rilascio di polveri. Successivamente vengono smontati con estrema cautela e immediatamente imballati per essere avviati allo smaltimento.
Uno degli aspetti più importanti in un cantiere di bonifica è la corretta gestione dei rifiuti pericolosi. I materiali rimossi non possono essere trasportati o movimentati con contenitori generici, ma devono essere raccolti in strumenti progettati appositamente per questo scopo.
Tra le soluzioni più utilizzate ci sono i big bags specifici: sacchi di grandi dimensioni, resistenti e certificati, pensati per contenere in sicurezza lastre, frammenti e residui di lavorazione, vedi qui per conoscerne le caratteristiche.
Questi strumenti rappresentano un elemento essenziale di qualunque intervento professionale, perché garantiscono il rispetto delle normative e una gestione corretta dei materiali pericolosi fino al conferimento in discarica autorizzata.
Perché l’amianto è pericoloso e le principali tecniche di bonifica
Conosciuto anche come eternit, è stato a lungo utilizzato nell’edilizia industriale grazie alle sue proprietà isolanti, alla resistenza al calore e alla sua economicità. Il problema nasce quando il materiale invecchia o si deteriora: le fibre microscopiche di cui è composto possono disperdersi nell’aria e, se inalate, causare gravi patologie respiratorie, qui trovi maggiori informazioni sui rischi per la salute. Negli stabilimenti produttivi il rischio è ancora più elevato, perché vibrazioni, lavori di manutenzione o agenti atmosferici possono accelerare il degrado delle coperture.
La bonifica dell’eternit in ambito industriale può avvenire attraverso tre modalità principali:
- Rimozione completa
È l’intervento più risolutivo e consiste nello smontaggio e nello smaltimento definitivo dei materiali contenenti amianto. Viene adottato soprattutto quando le coperture o i manufatti risultano molto deteriorati o non più recuperabili. - Incapsulamento
Prevede l’applicazione di prodotti specifici che inglobano le fibre di amianto, impedendone la dispersione. È una soluzione efficace quando il materiale è ancora in buone condizioni. - Confinamento
In questo caso l’amianto non viene rimosso, ma coperto con nuove strutture o pannellature che ne impediscono il contatto con l’ambiente esterno.
Negli edifici industriali, soprattutto quando si tratta di vecchi tetti in eternit, la rimozione è spesso la scelta più sicura e definitiva.



