
Era il mese di Dicembre del 2002 quando gli ultimi lavori di restauro del Castello Ducale di Corigliano venivano terminati. Un lavoro certosino, di recupero e riuso, fortemente voluto e portato a termine dall’indimenticabile architetto Mario Candido – scomparso nel 2014 e a cui oggi è dedicato il Piazzale delle Armi – nonché dall’architetto Leonardo Scarcella e dall’ingegnere Giuseppe Smeriglio.
«Il progetto di recupero del Castello si è posto come primo obiettivo quello di far parlare le pietre, far loro raccontare la propria storia – si legge nella nota che fecero gli autori del restauro – un lavoro di ricucitura e di sottolineatura che non voleva eludere lo scopo fondamentale di ogni restauro, il riuso. La presenza ancora viva dell’eco dei suoi ultimi proprietari: i mobili, gli affreschi, alcuni ambienti in buono stato di conservazione – come il Salone degli Specchi, la Sala da Pranzo, la Cappella Sant’Agostino, le Cucine Ottocentesche – hanno suggerito un ritmo discreto nel riuso, tale da non rompere quell’aura di vissuto. Un museo, dunque, ma anche un luogo in cui i cittadini della Sibaritide possano riconoscersi e vivere in modo confortevole il rapporto con la propria memoria e la propria cultura. A questo riguardo, nell’intervento si è voluto rimarcare la valenza straordinaria del paesaggio, dello sguardo che dal Castello spazia sulla piana di Sibari, ricca di storia e non priva di mistero».
23 anni, pertanto, sono trascorsi da allora. Una fatidica tappa nel percorso dell’antico maniero aragonese che domina la città e ne è il principale simbolo.
FABIO PISTOIA

