
di Salvatore Campana
– Mentre in Calabria si parla di sviluppo e occupazione, la terza città della regione paga il prezzo di scelte sbagliate e dell’ostruzionismo politico che ha fatto fuggire Baker Hughes.
A Vibo Valentia si investe, si assume, si cresce. A Corigliano-Rossano, invece, si contano i danni e si cercano ancora spiegazioni per una scelta incomprensibile che ha privato il territorio di una delle più grandi opportunità di sviluppo degli ultimi anni.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Calabria il 9 ottobre, la multinazionale Baker Hughes ha annunciato un nuovo investimento da 12 milioni di euro per potenziare lo stabilimento vibonese, riconosciuto dai sindacati come un vero e proprio centro di eccellenza. La Fiom Cgil, che ha incontrato i vertici aziendali, ha sottolineato come lo stabilimento calabrese rappresenti oggi «un punto di riferimento strategico per l’intero gruppo», anche grazie alla collaborazione con l’Università della Calabria.
Un risultato straordinario, frutto di una sinergia tra istituzioni, università e impresa che a Vibo ha portato nuovi posti di lavoro, un indotto da 30 milioni di euro e una prospettiva industriale di lungo periodo. Il CEO di Baker Hughes ha inoltre confermato un piano complessivo di 300 milioni di euro di investimenti e 300 nuove assunzioni nei prossimi anni.
Ma una parte di quel futuro poteva — e doveva — essere qui, a Corigliano-Rossano.
Era infatti prevista una significativa quota dell’investimento per il porto di Corigliano, un progetto che avrebbe generato sviluppo, occupazione e rilancio per l’intera area urbana. Tutto svanito a causa dell’atteggiamento ostruzionistico e irresponsabile del sindaco e dei suoi ormai sbiaditi alleati politici, l’ex senatrice Abbate e l’ex deputato Forciniti, che con la loro azione hanno allontanato un colosso industriale e con esso una possibilità storica per i giovani del territorio.
Oggi, mentre Vibo Valentia festeggia un futuro fatto di investimenti e lavoro, Corigliano-Rossano resta immobile, con un tessuto produttivo che si sgretola e una generazione costretta a emigrare.
Un sindaco davvero animato da spirito di servizio non avrebbe mai permesso una simile disfatta. Chi si è presentato alla città con il simbolo di “Terra e Popolo” ha finito per divorare sia la terra che il popolo, lasciando dietro di sé solo delusione e decadenza.
Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: un’occasione irripetibile perduta, un territorio tradito, una città senza prospettive.
Dopo aver causato un danno tanto grave, viene spontaneo chiedersi: cos’altro dovrà ancora sopportare Corigliano-Rossano sotto questa amministrazione?
Salvatore Campana

