
UTENTE FB – Siamo nel 2025. Viviamo in un paese moderno, dove si parla di inclusività, accessibilità, diritti per tutti. Eppure, per chi è celiaco — adulti, ragazzi, bambini — uscire a cena,
andare in un bar o partecipare a una festa continua a essere un percorso ad ostacoli. Un’umiliazione costante. Una lotta continua per qualcosa di semplice: mangiare come tutti gli altri.
Io vivo a Corigliano Rossano, e non sono sola. Siamo in tanti, sempre di più. E nonostante questo, nei ristoranti, nei bar, nelle pasticcerie… il menù per noi è spesso vuoto. O peggio: ci sentiamo dire “per voi non c’è nulla, ma potete mangiare la frutta”. Come se fossimo marziani, come se la nostra alimentazione fosse un capriccio e non una necessità medica.
Abbiamo diritto a mangiare bene, in sicurezza e con dignità. Non è un favore che vi chiediamo, è rispetto.
Non vogliamo più:
• portarci il cibo da casa ogni volta che usciamo;
• sentirci dire che “c’è qualcosa” e poi ricevere piatti contaminati o scongelati malamente;
• ricevere battute o sguardi se chiediamo chiarezza sugli ingredienti o sulla preparazione.
Non siamo ospiti scomodi.
Non siamo un peso.
Siamo persone. Bambini, mamme, papà, ragazzi, anziani. Con lo stesso diritto di tutti a sedersi a tavola e godersi un pasto senza ansia, senza vergogna, senza doversi accontentare.
Abbiamo bisogno di locali informati, personale formato, attenzione vera. Non basta avere “qualcosa senza glutine”, qualcosa che spesso poi neanche c’è. Serve consapevolezza. Serve volontà. Serve umanità.
E ora basta davvero con il “vi adattate”. No, non ci adattiamo più al nulla.
Non ci adattiamo più all’ignoranza.
Non ci adattiamo più alla superficialità.
Perché non siamo noi a dover cambiare per voi. Siete voi a doverci accogliere come meritiamo.
Questo messaggio è per tutti i ristoratori, baristi, gestori di locali: non ignorateci. Investire in formazione, in prodotti sicuri, in attenzione verso chi ha bisogno, non è un peso. È una scelta di civiltà.
Noi celiaci siamo tanti. E abbiamo finito la pazienza. Ora vogliamo rispetto. E lo vogliamo a voce alta.

