
Un’opera scritta con semplicità e sincerità, capace di rinsaldare ulteriormente i rapporti familiari e far riaffiorare ricordi dell’infanzia, ma non solo.
Un libro che torna a far parlare di sé perché, in questi giorni, la sua autrice è tornata a Corigliano per far visita ai suoi adorati fratelli. Una famiglia affiatata e stimata, unita e laboriosa.
Immacolata Gradilone vive a Cambiano, in provincia di Torino, ma è nativa di Longobucco e con radici familiari a Corigliano. È una donna dinamica, estroversa e che esprime tutta la sua solarità e passione per la cultura in un testo il cui titolo suscita interesse e curiosità: “La mia me”.
“Lo scopo di questo libro è quello di far fare un salto nel passato ai giovani per fargli capire il valore dei sani principi che trovo molto fondamentali nel mondo in cui viviamo”. Con queste parole Immacolata Gradilone spiega il perché di questa sua pubblicazione, ricca di aneddoti e racconti, luoghi e personaggi che inducono alla riflessione e rappresentano un prezioso scrigno di ricordi, esperienze e vicissitudini che l’autrice condivide con quanti si accostano alla lettura dei suoi scritti.
Sette capitoli costituiscono questa sorta di diario che si apre con il luogo natio, Longobucco, e si conclude con un viaggio nella Città Eterna. Corigliano, invece, ove tuttora risiedono i familiari di Immacolata, è terra che continua ad occupare un posto speciale nel cuore dell’autrice e nella quale la stessa si trasferisce con i suoi cari.
Descrizioni con dovizia di particolari e dialoghi intessuti d’umanità rappresentano il fulcro del libro, il cui concepimento è ben illustrato da Immacolata nella Prefazione al testo.
Volti e situazioni s’accostano mirabilmente in un vortice di emozioni e sensazioni. Distante da artifici letterari, Immacolata Gradilone riesce a cogliere l’essenza dei giorni vissuti e condivisi, tra gioie e dolori, suscitando finanche commozione in immagini, colori, odori e sapori. All’autrice rivolgiamo i complimenti e l’invito a continuare a coltivare il dono della scrittura che tutti le riconosciamo.
FABIO PISTOIA

