
“Le scuole non sono aziende. Oggi si fa credere ai ragazzi che devono studiare per imparare un mestiere.
Invece, il compito di un buon docente è far capire che occorre studiare per diventare migliori. Poi chi diventa migliore potrà anche guadagnare dei soldi. Ma formare giovani per il mercato non può essere la finalità”.
È quanto scriveva lo studioso e umanista Nuccio Ordine, scomparso improvvisamente lo scorso anno. La figura e l’opera del compianto docente dell’Università della Calabria sono state al centro di un’iniziativa culturale svoltasi ieri pomeriggio, in un gremito Salone degli Specchi del Castello Ducale di Corigliano. A promuovere il tutto, l’instancabile professore Giuseppe De Rosis, che si è fortemente prodigato per l’organizzazione dell’evento unitamente al Comune di Corigliano-Rossano e all’Associazione Culturale White Castle.
La manifestazione, i cui lavori sono stati introdotti e moderati dalla dottoressa Anna Milieni, si è aperta con i saluti del Vicesindaco di Corigliano-Rossano con deleghe alla Cultura e all’Istruzione, professore Giovanni Pistoia; sono poi seguiti gli interessanti interventi del professore De Rosis e del professore Gianluigi Greco, Direttore Dipartimento Matematica e Informatica dell’Università della Calabria.
L’appuntamento culturale ha registrato la partecipazione non solo di numerosi cittadini di Corigliano-Rossano, ma anche di persone provenienti da altri comuni del comprensorio e dell’intera provincia. Preziosa la presenza dei familiari del professore Ordine, intervenuti in conclusione dell’iniziativa.
Da parte di tutti, è stata sottolineata l’attualità del pensiero di Ordine sulla funzione della scuola, che non può e non deve essere considerata alla pari di un’impresa: “Se un’impresa ha un ramo improduttivo lo taglia. Se noi applichiamo questa logica, ad esempio all’insegnamento delle lingue antiche, taglieremo il greco, il latino. Non si può pensare che sia sostenibile un professore per due studenti di greco o per cinque di latino. Se si tagliano gli insegnamenti su questa logica significa che quando moriranno gli ultimi conoscitori del greco e del latino nessuno sarà più in grado di leggerli. E sarà un danno per la democrazia, perché taglieremo il rapporto col passato”.
Nato a Diamante nel 1958, Ordine era considerato il saggista italiano più conosciuto nel mondo e uno degli studiosi di punta del Rinascimento e di Giordano Bruno, a cui aveva dedicato scritti considerati dei classici. Innumerevoli le pubblicazioni e i riconoscimenti ottenuti negli anni dal professore Ordine. Tradotta in ben trentadue lingue la sua opera “L’utilità dell’inutile”: “In questa società utilitaristica tutto ciò che non è utile si butta? Allora ripartiamo dall’inutile, per non farci inaridire lo spirito. Non è vero, neanche in tempo di crisi, che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità”.
FABIO PISTOIA

