
Il progetto della statale 106 merita, dato la sua importanza strategica, delle attente riflessioni. Non si può sottovalutare l’impatto paesaggistico, ambientale ed economico che il nuovo tracciato potrebbe intaccare.
Impatti questi che se non attentamente considerati potrebbero gravemente penalizzare un opera attesa da decenni. Essa attraversa un territorio caratterizzato da una fortevocazione agricola, con produzioni di pregio certificate con marchi di qualità e tipicità: clementine e olivo. Ma non solo.
Le coltivazioni predette caratterizzano anche il paesaggio. Le distese lussureggianti di agrumeti intervallate da maestosi uliveti racchiusi tra il mare e i primi contrafforti della Sila greca sono l’immagine di questa terra che ognuno di noi porta nel cuore e che la rendono immediatamente riconoscibile ai più.
Agricoltura e paesaggio che si intrecciano e che diventano un unicum di valori da tutelare. Il tracciato proposto lacerando la porzione mediana del territorio andrebbe a distruggere per sempre agrumeti e uliveti secolari.
Beni questi che abbiamo il dovere di lasciare alle generazioni future. Sarebbe forse più saggio e rispettoso delle tradizioni locali e della trama agro- ambientale del nostro territorio prendere in considerazione l’ipotesi di portare il tracciato più a monte, a ridosso della fascia collinare. Fascia questa non interessata da tipicità territoriali e poco valorizzata sotto l’aspetto economico.
E’ qui si pone un’altra questione. I costi per gli espropri. Ma siamo sicuri che gli indennizzi di terreni di prima classe con colture di pregio siano stati adeguatamente e preventivamente valutati? Le centinaia di espropri previsti dall’attuale proposta di tracciato che costi comportano? Ecco che trova nuovamente fondamento l’ipotesi di spostare il tracciato più a monte, dove gli espropri sicuramente incideranno in minor misura visto il valore esiguo dei terreni da attraversare.
Tale considerevole risparmio potrebbe compensare i maggiori costi per collocare l’opera in area collinare. Ma non solo, è ritorniamo al discorso iniziale, sarebbero tutelati gli aspetti paesaggistici e agrari che non possono avere una monetizzazione immediata ma che di certo rappresentano un bene unico ed inimitabile.
Opere di importanza strategica che modificano per sempre il territorio meritano, anzi impongono scelte avvedute e ponderate con un orizzonte temporale molto ampio e sopratutto devono tendere ad armonizzare le esigenze della mobilità con quelle dell’ambiente che dovrebbero servire.
Se ciò non dovesse avvenire si tratterebbe di un enorme fallimento di cui ne pagherebbero le conseguenze i nostri figli.
FIRMA DEL PRESIDENTE


