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’A PUTIGA ’I MIMMO ’U MAGGHJÉRI (Domenico Campolo)

Posted on Luglio 25, 2022 By Redazione
Anni ’80 – Mimmo Campolo e sua moglie, Giuseppina Guidi (Foto di G. Campolo)

di Giovanni Scorzafave
“Dal 1° Volume de “Le Botteghe di una volta” il racconto della bottega di uno dei personaggi più famosi di Corigliano

Giuseppe Campolo Consolato, noto come Peppino ’u magghjéri, nasceva alla fine dell’Ottocento a Bocale Pellaro, un paesino della provincia di Reggio Calabria. Aveva sposato Antonietta Greco, sorella di uno dei migliori suonatori di chitarre battenti di Corigliano, mastro Ciccio Greco. Dopo una permanenza, per motivi di lavoro, a Carcare, un paesino della provincia di Savona, alla fine degli anni ’20 del secolo scorso si trasferiva a Corigliano, in via Ospizio, esercitando l’attività di venditore ambulante nel campo della biancheria intima. Lo chiamavano Peppino ’u magghjéri perché, in particolare, vendeva maglie intime per uomini, bambini e donne. Nella vendita porta a porta lo aiutava il suo primogenito, Domenico, che ne ereditava, simpaticamente, anche il soprannome: Mimmo ’u magghjéri.

Domenico era un uomo molto responsabile e dotato di grande spirito di generosità. Infatti, ancora giovane, a seguito della perdita della sua cara mamma, insieme al padre, prendeva le redini della famiglia, lavorando con spirito di sacrificio e più di quanto un giovane della sua età soleva fare, per mandare avanti la sua famiglia numerosa.

Erano anni difficili. Stava per scoppiare uno dei conflitti più disastrosi della storia: la Seconda Guerra Mondiale. La profonda crisi economica che attanagliava la nostra città costringeva Mimmo ad un lavoro sempre più duro e faticoso per portare un sudato pezzo di pane a casa.

Mi raccontava il figlio Peppino che suo padre con una semplice bicicletta, dotata di un grande portapacchi, pieno di maglie di ogni genere, partiva per i paesini più sperduti del Cosentino e del Catanzarese. Restava lontano da casa, alloggiando, spesso, nelle locande più modeste, due, a volte anche tre, settimane, in attesa che quel suo portapacchi perdesse di peso.

Il ritorno a casa avveniva solo quando finiva di vendere quasi tutta la sua merce, ma solo per qualche giorno: il tempo necessario per sistemare un po’ le cose di famiglia e riorganizzarsi per nuove avventure con il suo singolare e inseparabile mezzo di trasporto, un “furgoncino” a due ruote.

Così, partiva per altri paesini calabresi o per qualche fiera con il suo fagotto itinerante, stracolmo di magghje.

Durante questi giorni difficili, fatti di rinunce e di grandi sacrifici, da una città all’altra, esposto alle intemperie, il caro Mimmo maturava sempre di più l’idea di farsi una propria famiglia e aprire un negozio di tessuti a Corigliano. E così sarà.

Nel 1943, in piena guerra mondiale, che, per fortuna, era anche l’anno della svolta della caduta del regime fascista, sposava la gentilissima Giuseppina Guidi, nota affettuosamente col nome di Pippinella: una grande donna, sorella del mio amico Antonio e dell’indimenticabile Pietro. Una donna che saprà essere per Domenico, oltre che un’adorabile e splendida moglie, anche un’abile compagna di lavoro, nonché una premurosa mamma di due straordinari figli, Peppino e Antonietta.

Alla fine degli anni ’40, Mimmo realizzava finalmente il suo grande sogno. Insieme alla moglie, apriva un bel negozio di tessuti, in via Roma, al numero civico 135, sutta l’Archi, proprio di fronte ’a ra putiga ’i frutta e verdura ’i ri Caccicannocchji (famiglia di Antonio Costa).

In questa bottega vendeva tessuti a metraggio, vestiti per adulti e bambini, articoli di merceria, camicie, borsette, ombrelli e le immancabili… magghje.

Era particolarmente caratteristica l’esposizione di alcuni articoli all’esterno del negozio: una grande cornice che dava un aspetto particolare a questo straordinario locale, dove c’era di tutto, ma forse anche di più. E che dire, poi, della fantasiosa insegna: una simpatica striscia di lenzuolo con la scritta “DA MIMMO ’U MAGLIARO”, come dimostra la seguente documentazione fotografica del 1951.

La collaborazione attenta e accorta di Pippinella e la grande abilità di Mimmo erano gli elementi principali del buon andamento di questa neo attività commerciale, frequentata da una numerosa clientela, in particolare da acresi e da molte persone dei nostri vicini paesini albanesi.

Come dicevo prima, c’era di tutto. Ed era una tappa obbligata per coloro che dovevano acquistare qualche maglia intima di ottima qualità. Mimmo, uomo impeccabile, elegante, di una finezza unica, vestiva molto bene: in abito con cravatta e l’immancabile fazzolettino ribaltato in parte fuori dal taschino della giacca. In breve, era un vero uomo di gran classe.

La sua eleganza, la sua gentilezza, il suo garbo, la sua galanteria lo rendevano un uomo particolarmente amabile. Dotato di grande intuito, capiva subito che il vento del successo cominciava a soffiare nella direzione della sua attività commerciale, per cui si rendeva necessario il trasferimento della sua bottega in locali più spaziosi per una migliore esposizione della merce. E così, nella metà degli anni ’50, si trasferiva al civico 92 della stessa via Roma: un nuovo negozio bene assortito nel campo dell’abbigliamento.

La merce ben ordinata era esposta sugli scaffali e dentro le vetrine, dando un senso di eleganza a questo nuovo punto vendita, che da subito diventava una delle attività commerciali più importanti di via Roma.

Mimmo per gli acquisti, a buon prezzo, della sua merce si recava, quasi sempre, a Napoli, lasciando l’attività commerciale nelle preziose mani della moglie, la carissima e indimenticabile Pippinella.

Tifoso particolare della squadra di calcio del Napoli, riusciva sempre a conciliare l’utile al dilettevole, cioè faceva coincidere il suo arrivo nella città partenopea con la partita di calcio del grande Napoli. Restava in questa grande città del Sud alcuni giorni per comprare tanta merce per il suo negozio, in particolare abbigliamenti all’ultima moda, a prezzi convenienti.

Uomo distinto, dall’aspetto signorile, non pernottava più, come un tempo, nelle modeste locande o pensioni di fortuna, ma in ottimi alberghi, con tutti i confort. Oramai erano lontani i tempi del “furgoncino” a due ruote!

Mimmo era diventato, dopo tanta gavetta, un affermato commerciante. Seguiva con estrema passione anche l’attività sportiva di suo figlio, Peppino, che, a metà degli anni ’60, era diventato un bravissimo giocatore   di calcio. Lo seguiva dappertutto, e guai a chi si permetteva di criticare le prestazioni sportive del suo Peppinuzzo, come affettuosamente soleva chiamarlo.

Ritorniamo, ancora, all’attività commerciale di Mimmo e di Pippinella.

Il loro negozio subirà altri due trasferimenti, sempre su via Roma: il primo, alla fine degli anni ’60, al numero civico 103, di fronte al precedente, il secondo al numero civico 63. La gestione era affidata soprattutto all’ormai esperta Giuseppina, che con sapienza e competenza gestirà queste attività commerciali fino a quando, nel 1988, per l’incuria e la negligenza di un uomo di scienza, l’amatissima Pippinella abbandonava, nello sconforto di tutti coloro che l’avevano conosciuta, questa misera e fragile terra.

In particolare, lasciava, e per sempre, la sua adorata famiglia e l’uomo che era stato il suo compagno di vita e di lavoro. Questa grave perdita segnerà anche il tramonto dell’attività commerciale della famiglia di Domenico Campolo. Infatti, pochi anni dopo, agli inizi degli anni ’90, questo famoso negozio di Corigliano chiudeva i battenti. La perdita della cara moglie, compagna inseparabile, segnava nell’animo di Mimmo una profonda e dolorosa ferita, che guarirà solo dopo dodici anni: il 12 maggio del 2000.

Infatti, in questo giorno di fine millennio si completava anche il percorso terreno di uno dei personaggi più popolari della Corigliano della seconda metà del Novecento, Mimmo ’u magghjéri, l’uomo elegante, molto generoso, con il fazzolettino piegato nel taschino della sua giacca: una persona straordinaria, che aveva saputo coniugare l’arte del commercio con quella della gentilezza e della professionalità, lasciando, in tutti noi, un ricordo che neanche il tempo riuscirà mai a cancellare.

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