
Era il 12 ottobre scorso allorquando, con apposita nota stampa, l’Amministrazione comunale di Corigliano Rossano, guidata dal sindaco Flavio Stasi, rendeva edotta la popolazione di un’attesa notizia: la rimozione dell’amianto presente sull’autoparco di contrada Bonifacio:
un’importante risorsa per la città che, durante il commissariamento, era stata interdetta per ragioni igienico-sanitarie.
Questo è quanto scriva l’esecutivo in tale occasione: “L’Amministrazione Comunale, utilizzando i fondi previsti dalla Legge di Bilancio 2020 per interventi di messa in sicurezza di edifici pubblici, a seguito di gara ad evidenza pubblica con procedura aperta, ha già affidato i lavori sulla copertura che renderanno nuovamente utilizzabile l’intera area comunale, consentendo, così, anche lo spostamento degli uffici del settore Reti e Manutenzione attualmente ospitati nel parco Fabiana Luzzi”.
Cosa buona e giusta, dunque, che restituisce decoro e sicurezza ad un bene pubblico, anche nell’ottica del suo futuro utilizzo. Tuttavia, prima di pensare esclusivamente al domani, sarebbe talvolta opportuno anche pensare all’oggi, ossia a modalità operative perseguite, soprattutto quando si tratta, come in questo caso, di strutture del Comune, e quindi della comunità.
Nei giorni scorsi, com’è noto, anche in loco si è verificata la pioggia, e non è ipotesi remota che questo evento naturale possa di qui a breve nuovamente verificarsi. Ebbene, il tetto dell’autoparco, scoperto a causa dei lavori in oggetto, ha fatto sì che acqua e detriti, nonché gli stessi “pezzi” del tetto frattanto rimosso, entrassero all’interno della struttura, e non certamente chiedendo il permesso ai nostri amministratori. Interno nel quale si trovavano, oltre ad arredi d’ufficio, anche numerosi documenti dell’ente.
Le foto in allegato testimoniano la situazione venutasi a creare: nessuno, dalle parti del Comune, ha pensato di portare in altro luogo, prima dell’avvio dei lavori, quando di eventualmente utile era custodito all’interno dello stabile. Si denuncia l’accaduto, pertanto, qualora il fatto non sia a conoscenza di sindaco e giunta, affinché si renda anche di questo edotta la popolazione della terza città della Calabria, magari non limitandosi a replicare al cronista che segnala, ma ad adoperarsi affinché simili e gravi “incidenti” non si verifichino più.
Fabio Pistoia
