
Ho sin dalle prime battute condiviso le linee guida del ministero della Salute circa la necessità di individuare i Poli Covid negli ospedali HUB, strutture dotate di DEA di II livello ( dove devono essere indirizzati i sospetti covid) e con un organico in grado per quantità e tipologia di specialistica di fronteggiare l’emergenza. Non si ha forse il coraggio di dare attuazione a questo progetto per una serie di ragioni, alcune delle quali risiedono nella mancata volontà decisionale di svuotare gli hub dei ricoveri ordinari e spalmarli tra spoke, ospedali dismessi (da riattivare) e cliniche private. O forse perché una operazione del genere non troverebbe accoglienza in quelle fasce sanitarie che non vorrebbero spostarsi dagli hub. Fatto sta che nonostante dal gennaio 2020 le indicazioni ministeriali andassero nella direzione di centralizzare i covid negli hub, successivamente è partito l’orientamento di decentrare i poli covid anche negli spoke con gravi ripercussioni in materia di contrazione del virus.
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Nessuno di noi avrebbe immaginato uno scenario simile, che ha portato tutti noi a modificare drasticamente le nostre abitudini e ha fermato tutte quelle banali azioni che ora tanto ci mancano. Un abbraccio, un bacio, una semplice carezza, sono azioni che per ovvie e ormai conosciuti motivi non possiamo compiere e ancora stiamo fronteggiando questa battaglia silenziosa ma che a tutti noi sta provocando un rumore sociale insopportabile. 
Non possiamo che accogliere con entusiasmo la riapertura notturna del pronto soccorso del “Guido Compagna” . Con il provvedimento del Direttore sanitario si pone fine ad una delle pagine più buie della storia di questa emergenza, sotto diversi punti di vista.






