Al potere, ci sono uomini politici lungimiranti che guardano al futuro e formano classi dirigenti adeguate, altri guardano in terra, convinti che un paio di scarpe lucide sia, in politica, il miglior biglietto da visita e formano classi dirigenti di leccapiedi. Alla prima categoria, nei trascorsi 40 anni, possiamo ascrivere qualche raro nome di calabrese.
La Corigliano vicina alla politica, dimenticando la sua gloria Ducale e i suoi trascorsi di città operosa e ricca, sembra essere assorbita nei suoi rancori «No alla Fusione se no Rossano si prenderà tutto» e cose simili. Ma che cosa c’è – dicono i più – da prendere? Se con la Fusione ci sarà un solo territorio e un solo elettorato in maggioranza coriglianese? Rossano dal canto suo arroccata sulla definizione di Città più a rischio frane d’Italia pensa di stare a guardare che fine farà la sua Delibera per la Fusione, giocandosi la carta: «io l’ho fatta».
Ti sembra poco, caro De Luca, presidente dei socialisti coriglianesi, questa considerazione a volo d’uccello sulla nostra condizione paesologica ? E ti sembra essere così indifferente rispetto ai tuoi “cerusici” lamenti? Ti sembra poco che il procedimento di Fusione già avviato, unico per dimensione di Comuni interessati; utile senza dubbio per un territorio che ha perso gli accessi alla sanità, alla giustizia, ai trasporti, all’economia e persino alla rappresentanza politica. Ti sembra poco che sebbene sospinto da 100 Associazioni, da una Delibera unanime del Comune consorte, dal favore del Ministero della Funzione pubblica, ebbene, sia immotivatamente fermo, da mesi ? Ti sembra poco che, così agendo da irresponsabili si impedisca il Referendum popolare per contare se a favore del progetto di terza Città di Calabria da lanciare alla direzione del proprio futuro, ci sia o meno il consenso popolare ?
Se qualcuno si è messo in testa che l’attesa Delibera di Corigliano sul tema Fusione – mancata nonostante il concordamento preventivo del testo e le rassicuranti dichiarazioni fatte dal Sindaco Geraci in ogni sede, a partire dal gennaio 2014 data del primo incontro con il Comitato – possa servire a contrattare qualcosa con qualcuno che, oltretutto, ha già in mano la valigia della scadenza istituzionale, sbaglia di grosso. Non c’è nulla da contrattare né in sanità, né in giustizia, né in trasporti, né in altro perché questi sono i temi del dopo Delibera oppure che si voti il NO alla Fusione e la si faccia finita andando a scegliersi il miglior cappio cui appendere le speranze residue dei giovani di entrambe le comunità.
Questo è il problema. Cosa me ne fotte se quel reparto è nel quartiere x o y della mia stessa Città? Che sia il Sant’Eugenio o il Gemelli, l’importante è che si faccia il nuovo Ospedale. Se devo andare al pronto soccorso solo per crepare o per patire un guaio più grosso di quando ne ero fuori, che importanza ha dove sia? In tal senso occorre interrogare, sondare, prendere per il collo, se necessario, il Commissario Scura e il Presidente Oliverio, senza litigare tra noi per una cosa come il Nuovo Ospedale che ci spetta e che è stata collocata in area baricentrica per meglio servire le due Comunità e la restante parte del territorio.
Ma la volete capire Peppino Geraci e Peppino Antoniotti; la vuoi capire Franco De Luca; la volete capire Consiglieri Comunali che se non mandate avanti il progetto di fusione NON c’è più speranza per nessuno perché saremo travolti dai peggiori eventi ? Così la pensano da tempo i Vescovi Eccellenze don Giuseppe Satriano, don Luigi Renzo, don Franco Milito, don Santo Marcianò e l’Emerito Metropolita di Catanzaro don Antonio Ciliberti. Così hanno detto le 100 Associazioni, l’unanime Consiglio Comunale di Rossano, il Ministero della Funzione Pubblica, Sindaci Emeriti delle due Città, i Maestri Narratori Giovanni Sapia e Pinuccio De Rosis, illustri Docenti Universitari, politici, artigiani, imprenditori, professionisti, commercianti, casalinghe, pensionati, giovani e tanto popolo.
Ma cosa si aspetta ancora a deliberare? «La facciamo ai primi del mese; no a fine mese. La facciamo il prossimo mese, no i primi dell’altro. Si a giugno. No a settembre.» in un indecoroso tira e molla dove ciò che si perde sono la dignità istituzionale, l’amore verso la propria gente e il proprio territorio.
Dite di NO, allora e fatela finita, così qualcuno vi seppellirà sotto un immenso cumulo di firme e vi attenderà alle prossime elezioni.


