Primarie sì primarie no, questo il dilemma di questi giorni; almeno questo è il cruccio del Centrosinistra. Oliverio, Callipo junior, Corbelli e Speranza sono già pronti sulla griglia di partenza, soprattutto, lo sono Oliverio e Callipo, i maggiori contendenti alla posta in gioco giacchè hanno dalla loro parte la forza dei “numeri”, quelli consolidati dai vari posizionamenti “correntizi” e, quindi, più determinanti nella scelta e sull’esito finale di questa possibile “gara” tutta interna.
Dall’altra parte c’è il Centrodestra, anch’esso indeciso e diviso sulla strada da intraprendere, tra chi sta con Berlusconi e chi sta con Scopelliti, tra chi sta con FI e chi sta con Ncd, tra chi dice facciamo le primarie pure noi, come Fdi, e chi dice le primarie noi proprio no, come va affermando da tempo l’On. Iole Santelli. Fra tutte queste perplessità, l’unica certezza che si può definire e cogliere come tale, è che si voti per le elezioni regionali a meta novembre. Su questo proprio non dovrebbero esserci dubbi, poiché lo impone l’iter burocratico che ne disciplina i “vincoli”.
I candidati alla fine come sempre più spesso accade saranno calati dall’alto, e cioè saranno ‘scelti’ dal proprio leader di Partito. E questo per buona pace di Oliverio che si immagina già Governatore, o di Callipo che ha già vinto la partita della sua vita ritrovandosi al punto in cui si ritrova oggi. E tutto questo va benissimo al Centrodestra, o meglio a buona parte di chi lo rappresenta; sicuramente ne è felice Wanda Ferro che verosimilmente sarà la prescelta per essere candidata alla carica di Governatore, o, se volete, la predestinata a raccogliere una pesante eredità lasciata dall’ex presidente Giuseppe Scopelliti, contrassegnata dalla decadenza dalla stessa carica a seguito di una condanna che ha sancito anche la sua interdizione perpetua dai pubblici uffici.
In tutto questo scenario fluttuante che si delinea davanti ai calabresi, emerge prepotentemente la grande delusione del tempo: la Politica, ancora una volta, non riesce a cogliere la gravità del momento storico e invece di ‘ritrovarsi’ attorno a un programma da portare a compimento magari per risollevare le sorti e con esse la speranza della Calabria e dei calabresi, si ritrova a fare i giochi di prestigio e a perseguire logiche particolareggiate che cozzano e con la realtà, e con il momento di crisi, e con il bene comune.
Da questo scenario che tuttavia si va delineando, a prescindere da chi guiderà le rispettive coalizioni, ne fanno parte (ahimè) i territori e le realtà della Calabria, ne faranno parte certamente i relativi candidati a consiglieri che i paesi e le varie “località” della Calabria esprimeranno come possibili candidati a rappresentarli nella massima assise regionale.
E allora, per quanto riguarda la Sibaritide e Corigliano-Rossano chi e quanti saranno i candidati? Questa è una bella domanda, alla quale è molto difficile soddisfarla con una risposta esauriente ed esaustiva. E questo non perché è difficile leggere anticipatamente il futuro, ma proprio perché i partiti sono “sbandati”, non hanno più riferimenti ideali né ideali di riferimento: ognuno gioca per conto proprio, andando per simpatia o antipatia, regolandosi secondo quello che può essere il proprio personale vantaggio. Questo sia a destra che a sinistra.
Prendiamo per esempio i rappresentanti istituzionali regionali uscenti: Giovanni Dima dove si collocherà? Essendo molto vicino alle posizioni del Governatore che, allorquando fu lasciato fuori dal Parlamento lo ripesco nominandolo sottosegretario alla presidenza regionale con la delega al Meteo e alla Protezione civile, probabilmente farà la scelta politica che lo stesso Scopelliti riterrà più utile. Cosa diversa invece per Caputo che in questo ha gioco facile, in quanto ha scelto con chiarezza di schierarsi in tempi non sospetti con il vecchio amico di militanza Maurizio Gasparri in Forza Italia. E poi c’è Michele Trematerra e Gianluca Gallo e anche questi non avranno problemi a proporre la loro candidatura che, in maniera naturale, si colloca nell’Udc.
Alla luce di quanto detto l’unico problema almeno apparentemente si pone per Dima. Ma a tutto c’è soluzione, figuriamoci se non c’è in politica, o per trovare lo spazio agevole per dare senso a un propria legittima aspirazione. A questo ci ha pensato sempre il vecchio leader Scopelliti che, vista la guerra interna che sottende Ncd, vuole compiere una genialata politica (almeno per lui sarà così) e cioè di svuotare di consensi il Nuovo Centro Destra e per passare poi in FI. E così al fianco di Wanda Ferro e di Forza Italia Scopelliti presenterà una sorta di lista civica, il contenitore dove collocare i vari Dima e Orsomarso e gli altri che sono rimasti in mezzo al guado della evoluzione politica degli ultimi mesi.
Ma a questo punto, viene da chiedersi, anche alla luce della riduzione del numero dei consiglieri regionali da 50 a 30, chi verrà eletto come rappresentante più vicino a questo territorio? Di primo acchito mi verrebbe da dire Caputo. E questo perché è stato l’unico a sbraitare per difendere il proprio territorio, finanche andando (ben prima della decadenza dello stesso Governatore) controcorrente e tirando colpi proprio contro il Presidente reo – secondo lo stesso Caputo – di aver tradito la fiducia dei calabresi e della Sibaritide in particolare per via della soppressione del Tribunale di Rossano “chiuso” (anche) per la complicità del disimpegno di Scopelliti. Mi verrebbe da dire che, visto la enorme quantità di potere gestito da Trematerra (padre e figlio) non ci dovrebbero (sottolineiamo però il condizionale) problemi per la sua elezione. E se la gioca anche l’ex sindaco di Cassano Gianluca Gallo la partita con buone possibilità di vincerla. E Giovanni Dima? verrà eletto? Qui entra in gioco il sindaco Geraci il quale ha un “debito” morale prima ancora che politico nei confronti di Dima, poiché se oggi è sindaco deve accendere un lumino al suo Santo che non si chiama Giuseppe ma Giovanni e di Cognome fa proprio Dima. Ebbene se Corigliano, che può contare un grande bacino elettorale di circa 20.000 elettori gli garantirà di prenderne pure un quarto di questi e cioè 5000, considerato che lo stesso Dima ha un certo radicamento anche a Rossano oltre che in altri centri minori della provincia, considerata la frammentazione del voto che non dovrebbe riguardarlo ce la potrebbe fare. E questa, considerato tutto quello che c’è in primo piano, sarebbe una grossa sorpresa. Ma in fondo neanche tanto.
In caso contrario, e cioè se Dima non dovesse presentarsi lascerebbe campo libero proprio al rivale storico, Caputo. Ma in compenso potrebbe aspettare il prossimo giro, ovvero le elezioni politiche del 2016. Ma a quel punto, si sa bene, che una volta che si rimane fuori dal giro, considerato che con la nuova riforma del Senato anche a Roma i “posti” scarseggiano sarà difficile realizzare questa prospettiva. Potrebbe quindi aspirare alle elezioni provinciali della prossima primavera, ma anche qui a conti fatti è molto difficile spuntarla e prevalere su logiche consolidate. E allora ecco che la “carta” delle prossime regionali è l’unica possibile, da giocare fino in fondo e, con buone possibilità di risultare uno dei 30.
Questa prospettiva, sia se venisse eletto, sia se non venisse eletto sia che lo stesso Dima decidesse di restare fuori dalla partita ci sarebbero delle conseguenze, positive o negative a secondo di quale di queste circostanze prenderà forma. Nella circostanza negativa, sarebbero messi a dura prova gli equilibri politici che costituiscono la Maggioranza comunale. Ricordiamo che ufficialmente 6 consiglieri su 15 sono vicini alle posizioni di Giovanni Dima, ma in questi 15 mesi ci sono stati tanti movimenti e varie fluttuazioni che, se pur in maniera ufficiosa, hanno fatto lievitare il numero dei 6 facendoli diventare almeno 9 con il 10 che è già dietro la porta.
Che significa tutto questo? Che Geraci oltre al debito “morale” nei confronti di Dima ha anche un vincolo politico da onorare nella misura che si pone come necessaria. E in qualsiasi delle tre opzioni possibili prima elencate, lo stesso Dima avrebbe il diritto di rivendicare, ad esempio, il rimpasto di giunta per rimodulare la squadra tenendo conto del peso specifico delle diverse posizioni politiche. Altrimenti tutto salterebbe. Tutto verrebbe meno. E questo non converrebbe però nè a Geraci né a Dima.

