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L’on Laratta, ha visitato i campi di lavoro agricolo stagionale della Sibaritide insieme ai responsabili della Cgil del comprensorio

Posted on Febbraio 7, 2013 By Redazione

“I nuovi poveri a caccia dei vecchi schiavi! Si rischia seriamente l’esplosione un devastante conflitto sociale! Il silenzio delle istituzioni”. Circa 15 mila braccianti agricoli rumeni, bulgari e magrebini, da sempre giungono su questi campi per raccogliere in pieno inverno le clementine migliori d’Italia. Un esercito vero e proprio di uomini, donne e ragazzi. Ma grande parte di loro vengono sfruttati, malpagati o addirittura mai pagati.

Vivono tra ruderi e vecchi garage, occupano case inagibili in zone franose, dormono ammassati su letti a castello tra mille carenze igieniche. E se il parlamento ha approvato una legge contro il caporalato, la piaga che si è abbattuta per decenni sugli sfruttati di qualsiasi colore, ecco subito i bravi italiani mettersi dietro, operare in penombra: mandano avanti i nuovi caporali, cioè gli stessi migranti, per lo più cittadini europei. Loro non sanno che rischiano la galera, e si lasciano intestare furgoni, cooperative e attività agricole stagionali. Finiti i mesi di lavoro invernali, scompaiono, si spostano in altre zone del sud per raccogliere i frutti della stagione. Dal nero di Calabria, al nero campano! L’irregolarità e l’illegalità viaggiano bene fra i campi del sud.

Ma quello che adesso rischia di succedere in questa zona jonica calabrese, è davvero esplosivo. Dopo circa 15 anni di assenza dai campi, i ‘nuovi poveri’ calabresi vogliono tornarci. Anche loro vogliono giustamente lavorare, tornando ad occuparsi di quei lavori di braccianti che per anni avevano rifiutato, dedicandosi ad altro. Ora, con la gravissima recessione economica, la povertà che avanza spinge tanti giovani e disoccupati del posto a cercare anche i lavori più duri e massacranti.

Tornano sui campi ma li trovano occupati. Ma non solo. Accusano i braccianti ‘stranieri’ di avere provocato il crollo del costo di quel massacrante lavoro. Ignorando che comunque, con la caduta del prezzo delle clementine sui mercati, mai più i braccianti potranno sperare di ottenere un migliore salario dal lavoro sui campi.

Invece, i primi segnali di quanto potrà accadere si sono già visti. Segnali di violenza contro gli ‘stranieri’, contro gli ‘occupanti’. Minacce e percorse contro un gruppo di loro. Qualcuno si sta già organizzando: alla prossima stagione si faranno trovare pronti: con le buone o con le cattive dovranno tornarsene a casa. Via da campi, via gli stranieri.

La Cgil di questo comprensorio è molto preoccupata. E’ con i responsabili del sindacato, con Casciaro che a Corigliano si occupa dei problemi dei migranti, che l’on Laratta ha affrontato sul posto i drammi dei braccianti stagionali. A Corigliano la Cgil fa da sempre un bel lavoro di assistenza, tutela, accompagnamento e mediazione. Ci sono altre Associazioni del settore molto attive. LA Cgil ha presentato denunce, ha lanciato appelli, ha sensibilizzato le autorità. Ma qui tutto tace, tutti fanno finta di niente. Nessuno vede o sa. Ma ci sono tanti che sfruttano queste situazioni, operano in nero, arruolano i nuovi caporali, fingono indignazione pubblica ma poi si attrezzano ogni anno e partecipano al banchetto.

Le vittime sono sempre le stesse, come gli sfruttati, i ‘maipagati’, i violentati di queste miserie umane. Nel silenzio e nell’indifferenza. Vengono in Calabria per qualche mese sperando di portare a casa qualche centinaio di euro. Non sempre riescono, perché al momento della retribuzione, i ‘padroni’ si nascondono!

Ma loro insistono e ogni anno tornano qui. Ora però, quei quattro soldi servono a chi da queste parte non trova più nulla. Ed ha individuato nei braccianti stranieri i nuovi nemici. I nuovi poveri contro i nuovi schiavi. Tutto lo sanno ma nessuno fa niente.

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