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Editoriale | Fusione, spunta il qualunquismo malpancista

Eccoli lì spuntare come i funghi, i “malpancisti”. Criticano la qualunque, senza conoscere, senza capire, pieni zeppi di pregiudizi ed avvelenati – magari – perché “era meglio prima” sempre e comunque.

In questa nostra “nuova” città, più sulla sponda rossanese che coriglianese, ci si sta specializzando (a dire il vero è un talento naturale) nella critica, nella polemica inutile che sfora spesso nel dileggio. Ma senza costrutto, senza conoscere, senza studiare, senza nessuna base, insomma, che spinga a poter profferir parola.

Sono quelli che si lamentano della riuscita dei fuochi sull’acqua, del traffico, del mare sporco, dell’erba alta, del perché il turismo a Rossano sia tornato all’anno zero, ovvero non ci sia nessuno, della sanità, del tribunale, del caldo, del freddo, di Cristiano Ronaldo alla Juve, di Modric al Rocca Cannuccia e della fusione.

Il tutto, senza analizzare nulla, senza che ci si chieda perché fa caldo o perché il commissario prefettizio abbia agito in un modo, piuttosto che in un altro.

A proposito di commissario, da tempo è nel mirino di qualche ex amministratore o consigliere comunale che si sente ancora tale pur essendo decaduto. Bagnato & company sono criticati a tutto spiano: perché non ricevono nessuno (e non è vero), perché avrebbero dovuto fare questo e non quello, e senza minimamente badare a cosa preveda la legge. Legge, orsù, che confina, stabilisce cosa i commissari prefettizi debbano fare in caso di fusione – come il nostro – e cosa no.

Si debbono attenere, e qui casca l’asino nel giudicarli in modo approssimativo, all’ordinaria amministrazione. Nella quale non rientrano di certo i fuochi sull’acqua o le scelte “politiche” che andranno a “condizionare” il futuro del territorio nei prossimi anni che spettavo, ovviamente, alla parte politica che sarà eletta nel giugno prossimo.

Si debbono limitare ad alcune basilari questioni come l’unificazione del bilancio, degli uffici comunali, di tutte quelle pratiche amministrative propedeutiche all’unificazione e utili a “fondere” due comuni in uno unico, in attesa dell’amministrazione eletta dal popolo, vero, ma anche al taglio dell’erba alta – che rientra nell’ordinario – avvenuta, guarda un po’, meglio e prima degli anni passati.

Ma d’altronde, queste latitudini e facilissimo “mangiare e scordarsi”.

Non che i commissari abbiano bisogno di difesa, ma “quanno ce vo’, ce vo’”. Le funzioni degli uomini dello Stato in caso di fusione, sono chiari: da qui bisognerebbe partire se proprio li si vuol criticare. Sarebbe, dunque, meglio sapere di cosa si parla, prima di criticare un cristiano qualunque, ferocemente, solo perché oggi piove.

A proposito di fusione, invece, basterebbe fare un pizzico di attenzione a chi si lamenta troppo: rientrano tutti nella medesima sfera. Qualche dipendente comunale rimasto ossidato sulle sue posizioni che tenta di boicottare per non perdere privilegi, ex amministratori a cui è stato tolto il giocattolo, ex consiglieri comunali. A questi si aggiunga quella gente a cui non piacciono le regole, ed ancora gli amici ed amici degli amici degli ex amministratori ed i malpancisti di professione. Una legione ampia di scontenti che prima poteva scorrazzare tranquillamente ed oggi no e che, soprattutto, se ne infischia del suffragio popolare e plebiscitario pro fusione dello scorso 22 ottobre.

A tutte queste persone, fateci sempre caso, scatta la critica facile, alla fusion ed ai commissari. A queste persone piace giocare a scarica barile e seminar zizzania fra la popolazione. Qualcuno di loro vorrebbe ricandidarsi fingendo che nulla sia accaduto e soprattutto sperando che la gente abbia dimenticato chi ha remato contro lo sviluppo del territorio per interesse personale. Poi ci sarà chi riproverà a cavalcare le urne mettendosi a capo dei malpancisti, sperando siano talmente tanti da rispenderlo nel piano più alto del municipio. Infine c’è chi si è opposto spietatamente alla fusione ed oggi vorrebbe cavalcarla da Roma. Dimenticano troppo facilmente, tuttavia, che il popolo non cammina più col naso all’insù e che “ccà, nessun è (cchiù) fess”.

Luca Latella

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