Seconda parte
Sicuramente la raccolta differenziata porta a porta “spinta” prevede siano le famiglie a dovere stoccare e custodire in casa i rifiuti prodotti fino al giorno previsto di raccolta. Con il nuovo sistema, dunque, si è passati dall’oggi al domani dal potersi recare ai cassonetti di prossimità per gettare i rifiuti a doverli obbligatoriamente custodire in casa in attesa dei giorni di raccolta.

 A mio avviso, essendo tale tipologia di raccolta sicuramente invasiva, sarebbe stato necessario almeno un periodo iniziale di adattamento e, magari, almeno per i primi mesi si sarebbe potuto prevedere di raccogliere i rifiuti, se non altro la frazione umida, con una maggiore frequenza, per lo meno durante la stagione estiva. Si sarebbe potuto prevedere, inoltre, per le famiglie numerose (che “creano” un maggior quantitativo di rifiuti da stoccare in casa in attesa del giorno di raccolta), per le famiglie che vivono in appartamenti di piccola metratura (e costrette a stoccare, per esempio, sul balcone), per gli anziani e i nuclei con disabili a carico, attesi i maggiori disagi subiti, di potere beneficiare di qualche genere di “sconto” in bolletta. Sicuramente, attesa la particolarità della raccolta porta a porta “spinta” la previsione di una sorta di “periodo di adattamento” iniziale avrebbe potuto maggiormente aiutare i cittadini ad abituarsi gradualmente alla nuova tipologia di conferimento.


Ricapitolando: la raccolta differenziata sarà alla fine un successo?


Innanzitutto sarebbe bene specificare, prima di rispondere a questa domanda, a che periodo ci si riferisce e se per “successo” si intenda fare la differenziata per far pagare ai cittadini bollette della spazzatura più “leggere” oppure solo ed esclusivamente per partecipare alla salvaguardia dell’ambiente e, in quest’ultimo caso, a prescindere dai costi.

Se consideriamo l’iniziale periodo 2012-2016, i dati ufficiali Arpacal e i bilanci comunali parlano chiaro: dal 2012 al 2016 il costo complessivo del servizio di raccolta e smaltimento è aumentato considerevolmente mentre le percentuali di raccolta differenziata sono rimaste sostanzialmente le stesse. L’ultimo dato ufficiale Arpacal, pubblicato lo scorso 18 dicembre, cristallizza una percentuale di raccolta differenziata raggiunta sul territorio per il 2016 del 17,6%, mentre nel 2012 era del 16,02%. Dunque, nel periodo 2012-2016, atteso l’incremento dei costi ed il lievissimo aumento della RD (di poco più di un punto e mezzo percentuale) non si può di certo parlare di successo.

E con la nuova metodologia le cose, per quanto riguarda il risparmio in bolletta, cambieranno ben poco. Infatti, è la stessa Amministrazione Comunale, all’interno del bilancio di previsione 2017-2019, ad avere programmato di spendere ogni anno, sostanzialmente, la stessa cifra a titolo di raccolta e smaltimento (8,1 milioni all’anno) ed almeno fino al 2019. Quindi, è la stessa Amministrazione che ha previsto di non conseguire alcun risparmio anche per gli anni 2018 e 2019 quando la raccolta differenziata “spinta” sarà entrata pienamente a regime, almeno relativamente allo Scalo e Schiavonea. E tutto ciò è stato previsto a partire dalle vecchie tariffe regionali di smaltimento le quali però, recentemente, la Regione ha inteso modificare in netto rialzo. Infatti, mentre prima le tariffe regionali prevedevano un costo di smaltimento di 107 euro a tonnellata (per il rifiuto indifferenziato) per chi avesse raggiunto la soglia del 65% e di 169 euro per chi fosse rimasto sotto la soglia limite del 25% adesso, nel 2018, un Comune virtuoso che raggiungerà la soglia del 65% non pagherà più 107 euro a tonnellata per lo smaltimento del rifiuto indifferenziato bensì 165 euro, quasi quanto pagava l’anno scorso un Comune non virtuoso con percentuali di raccolta differenziata sotto il 25% (169 euro).


A mio avviso sarà davvero molto difficile raggiungere percentuali uguali e superiori al 65% nel breve periodo e ciò è dovuto principalmente alla inspiegabile mancata previsione di fare il porta a porta “spinto” su tutto il territorio piuttosto che solo su di una parte dello stesso. Comunque, anche se si dovessero raggiungere percentuali del genere il risparmio prodotto teoricamente verrebbe compensato dall’aumentato piano tariffario regionale. Sicuramente non si può addebitare al Comune l’aumento delle tariffe regionali ma, ad esempio, si sarebbe potuta inserire nel capitolato d’appalto una “clausola di salvaguardia” la quale avrebbe teoricamente potuto consentire all’Amministrazione di interrompere il porta a porta “spinto” o, in alternativa, di estenderlo automaticamente a tutto il territorio e ciò in caso di aumento significativo delle tariffe regionali che avesse comportato l’impossibilità di conseguire risparmi significativi anche raggiungendo percentuali molto importanti di RD.


Attese le correnti tariffe 2018, modificate in netto rialzo dalla Regione, le bollette aumenteranno ulteriormente a meno che non si raggiungano, come detto, e nell’immediato, soglie notevoli di raccolta differenziata e diminuiscano contestualmente le tariffe regionali. E ciò appare davvero difficile, soprattutto in quanto il porta a porta spinto viene effettuato, inspiegabilmente e come detto, solo su di una parte del territorio.


A parte il discorso economico esiste, ovviamente, anche quello ambientale. E’ ovvio come la raccolta differenziata porta a porta spinta, seppure effettuata solo sul 60% delle utenze, causerà un aumento della percentuale di differenziata e, comunque, qualsiasi sia l’entità dell’aumento sarà certamente positivo per l’ambiente. Dunque, sul piano del rispetto dell’ambiente, meglio fare anche solo 1 punto percentuale in più che uno in meno. Ma tutto ciò non comporterà di certo dei risparmi in bolletta. Sarebbe plausibile, a mio avviso, e arrivati a questo punto, che la raccolta porta a porta “spinta” venga estesa all’intero territorio. Questo potrebbe causare un ulteriore aumento del costo del servizio ma, almeno, si potrebbe puntare a raggiungere già nel brevissimo periodo la fatidica soglia limite del 65% e sperare in future prossime eventuali riduzioni della tariffa di smaltimento regionale. 

 

 


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