Si è costituito, a Corigliano Calabro, il Comitato Cor Bonum che ha come scopo nell'iter di fusione dei Comuni di Corigliano Calabro e Rossano, di presentarsi parte attiva del relativo processo. Tutelerà ogni cittadino del territorio con proposte e progetti diretti a salvaguardare l'identità culturale, le ragioni sociali, giuridiche, ambientali ed economiche del nuovo territorio.

 Si prodigherà - sia durante che dopo la fusione – in favore della unione dei due territori, nonché alla difesa e alla tutela di ogni diritto inviolabile e interesse legittimo dei cittadini, oltre a salvaguardare e a sostenere l’obbligo di trasparenza da parte degli enti pubblici di ogni fase del processo di fusione.
Il direttivo composto dal Presidente, Graziella Algieri, dal Vice Presidente, Mario Gallina, e dai Consiglieri Pamela De Patto, Marika Reale, Alfonso Rizzo, Francesco Madeo e Franca Grillo, si attiverà, nella imminenza, a richiedere alla Regione Calabria e agli enti pubblici preposti, alle rappresentanze politiche tutte, la partecipazione ad ogni tavolo istituzionale - come forza sociale no profit - diretto a progettare la fusione dei due grandi Comuni.
“La fusione – afferma il Presidente Graziella Algieri - è un processo di tutti, deve essere fatta bene e nell’interesse supremo di tutti i cittadini. Il processo di unione deve partire da una profonda
consapevolezza dei cittadini, da una progettualità che è stata assente nella fase pregressa per l’evidente e frettolosa impreparazione dei proponenti. Sprovvedutezza che non possiamo continuare a pagare noi cittadini, lasciando questo importante processo alla approssimazione e agli interessi esclusivi di pochi.
Il processo di fusione deve coinvolgere tutti perché l’unione è un insieme di elementi e non il predominio di pochi su altri, né l’occasione per affermare interessi personali e cupidigia” .


Commenti   

-1 #1 Fattoni 2017-11-15 16:06
Per tutta la campagna referendaria questi signori si sono prodigati non solo contro la stessa, e fin qui nulla di male, ma soprattutto si sono spesi per denunciare l'illegittimità dell'atto. Sono quelli che hanno voluto il ricorso al TAR e che ora strizzano l'occhio ad un eventuale irregolarità dovuta alla situazione del generale Graziano. Quindi non capisco a cosa dovrebbero vigilare? E, soprattutto, chi li dovrebbe prendere in considerazione? I partiti? I comitati del SI che hanno definito "cialtroni", "massoni" e "composti da dottorini che rubano i pazienti a questa terra"? Oppure vogliono trattare con il commissario, se e quando verrà nominato? Ed in base a quale norma? Mi ricordano quei soldati giapponesi che, finita la guerra, sono rimasti in un'isola sperduta a combattere un nemico inesistente.
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