I motivi che mi hanno spinto a chiedere l’annullamento del referendum al Presidente Oliverio (o, in estremo subordine, almeno il differimento a data successiva alla decisione del Consiglio dei Ministri circa l’eventuale scioglimento del Consiglio Comunale Coriglianese) sono diversi, sia di carattere squisitamente politico che di natura tecnica. 

Ebbene, come tutti sanno, l’atto di impulso alla fusione è stato approvato in Consiglio Comunale dall’Amministrazione Geraci eppure, nonostante ciò, l’Amministrazione Geraci non ha fatto nulla, e non sta facendo nulla, per informare debitamente i Cittadini Coriglianesi, come sarebbe giusto che fosse, sui relativi vantaggi e svantaggi che comporterebbe la fusione con Rossano. Geraci e la sua maggioranza dovrebbero semplicemente rispondere ad una banale domanda: “che cosa ci guadagnano i Coriglianesi a fondersi con Rossano?” e, ovviamente, dovrebbero comunicare la dovuta risposta ai cittadini. E la maggioranza geraciana non farebbe di certo fatica a fornire questa risposta visto che è stata la promotrice dell’atto d’impulso e, quindi, ben dovrebbe conoscere i motivi per i quali ha sposato il progetto. Al contrario, invece, tale ruolo informativo sembrerebbe essere stato “sub-appaltato” a sedicenti “comitati” pro-fusione i quali non si capisce bene a che titolo esprimano le loro opinioni, perché di questo semplicemente trattasi, se non esclusivamente a livello personale. Quello che manca e quello che serve, nel dibattito cittadino sulla fusione, è proprio l’informazione “ufficiale”, ovvero quella erogata dalla stessa Amministrazione Comunale che poi, come detto, è la medesima che ha approvato l’atto di impulso in Consiglio. L’Amministrazione Geraci non può consentire che la dovuta istruzione dei cittadini in merito all’argomento fusione venga fornita da soggetti i quali, spesso e volentieri, agiscono a titolo personale e non hanno la benché minima contezza dell’argomento, oltre a non avere alcun ruolo istituzionale ufficiale. Del resto basta leggere la normativa sullo strumento della fusione dei comuni per prendere atto, molto agevolmente, dell’assoluta discrepanza esistente tra le numerose “promesse” contenute nelle tanto varie quanto strampalate dichiarazioni di soggetti e comitati apertamente schieratisi per la fusione e le reali prospettive di tale strumento, così come è stato disciplinato dalla legge. E’ per questo che il sottoscritto ha sempre auspicato che i potenziali benefici derivanti dalla fusione venissero debitamente cristallizzati in una delibera di Consiglio Comunale e, quindi, in un vero e proprio “piano di fattibilità” formale, sostanziale ed ufficiale e non certo declamati sui media, nei bar, nelle piazze e nelle pizzerie della Città, come detto, da un esercito di “sine titulo”. Banalizzando con un esempio: dal primo luglio partirà la raccolta differenziata e, giustamente, l’Amministrazione e la ditta titolare del servizio hanno delegato appositi informatori, per la parte della Città interessata, ad istruire preventivamente i cittadini in merito. Se è stato fatto per la raccolta differenziata non si capisce perché non debba essere fatto anche per una fattispecie molto più complessa e molto più importante quale quella del progetto di fusione. Inoltre, è appena il caso di ricordare necessariamente ai Cittadini Coriglianesi che la fusione, una volta fatta, è irreversibile e, cioè, non si potrà più tornare indietro, qualunque cosa comporti e neppure volendolo. Anche e soprattutto per tale motivo è assolutamente necessario e basilare che i Cittadini vengano debitamente informati, in maniera ufficiale e dalle istituzioni preposte, su quello che andranno a votare.


Il motivo “tecnico” principale, e assorbente di tutti gli altri, il quale mi ha spinto a scrivere al Presidente della Regione Calabria Oliverio, riguarda la recentissima notizia circa la proroga dei lavori della Commissione d’accesso, nominata dal Sig. Prefetto S.E. dott. Tomao, al fine di accertare l’eventuale sussistenza di infiltrazioni mafiose presso Palazzo Garopoli. Ciò significa che la Commissione d’accesso terminerà il suo compito solo nel prossimo 7 di agosto. Da quella data, S.E. il Sig. Prefetto avrà a disposizione ulteriori 45 giorni per relazionare il Ministero dell’Interno, ovvero fino al 22 di settembre. Dal 22 di settembre, invece, il Ministero dell’Interno avrà a disposizione altri 90 giorni dal ricevimento della relazione prefettizia per decidere circa un eventuale scioglimento. Si arriverebbe, dunque, potenzialmente, al 22 di dicembre. In pratica, è del tutto evidente come i cittadini Coriglianesi ipoteticamente potrebbero andare a votare al referendum del 22 ottobre nelle more della decisione del Consiglio dei Ministri o, nel peggiore dei casi, anche con un’amministrazione appena sciolta per infiltrazioni. Qualora il Consiglio Comunale dovesse essere sciolto e qualora dovesse vincere il “sì” al referendum, sarebbero i Commissari Straordinari a dovere gestire il completamento dell’iter della fusione, Commissari i quali avrebbero un ruolo esclusivamente tecnico e, di certo, non politico. Ciò è del tutto inaccettabile per la popolazione Coriglianese. A fortiori come, inoltre, la normativa sulle fusioni dei comuni non preveda, da nessuna parte, che a fondersi possa essere anche un comune sciolto per infiltrazioni e che conseguentemente a gestire l’iter possano essere i Commissari Straordinari. Infatti, la fusione, oltre a possedere connotati squisitamente tecnici è, di fatto, un progetto politico per definizione. Quale sarà il “potere contrattuale” di Corigliano (qualora malauguratamente venisse sciolto ed altrettanto disgraziatamente vincesse il “sì”) in un procedimento in cui da una parte ci sarebbe il Sindaco di Rossano a tessere, giustamente, gli interessi della Città del Codex e, dall’altra, Commissari Straordinari (non coriglianesi) i quali avranno altre, e giustamente ben più gravose, “gatte da pelare” che non occuparsi e preoccuparsi di fare “pesare” la nostra Città nel progetto di fusione? Come ne uscirebbe Corigliano da tutto ciò? Distrutta, è la mia risposta. I Comitati del “sì” di stanza a Corigliano hanno mai preso in considerazione, anche solo per un istante, tale, sciagurata, ipotesi? E’ del tutto evidente di no. Guardano il “dito” invece di concentrarsi sulla “luna”. Attesa la gravissima situazione in cui versa il Comune di Corigliano attualmente, è del tutto evidente come non si possa andare a votare per il referendum già nel prossimo 22 ottobre. 

 


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